La bellezza della pelle non comincia dalla crema.
Comincia molto prima, dal momento in cui la pelle viene detersa.
Ogni giorno il viso entra in contatto con sebo, sudore, particelle ambientali, residui di cosmetici, trucco e fotoprotettori. Allo stesso tempo, la superficie cutanea deve continuare a svolgere una funzione essenziale: mantenere integra la barriera che separa l'organismo dall'ambiente esterno.
Per questo la detersione non dovrebbe essere interpretata come una semplice operazione di "lavaggio".
È un vero gesto di fisiologia cutanea.
Una detersione efficace deve rimuovere ciò che si accumula sulla superficie della pelle senza impoverire eccessivamente il film idrolipidico e i lipidi dello strato corneo.
È proprio questo equilibrio a rendere interessante l'approccio della doppia detersione, nel quale una prima fase utilizza una componente prevalentemente oleosa e una seconda una formulazione acquosa delicata.
Non si tratta però di una regola universale. Una doppia detersione può essere particolarmente utile alla sera quando sulla pelle sono presenti trucco, fotoprotettori resistenti all'acqua e altri prodotti lipofili; al mattino, nella maggior parte delle persone, può essere sufficiente una detersione più semplice e delicata, modulata sulle caratteristiche della pelle.
La prima detersione: quando l'olio incontra l'olio
La prima fase della doppia detersione si basa su un principio chimico semplice: le sostanze lipofile hanno maggiore affinità tra loro.
Un detergente oleoso può quindi facilitare la rimozione di sostanze prevalentemente lipofile presenti sulla superficie cutanea, come sebo, residui di make-up e alcuni componenti dei prodotti solari.
L'olio non "estrae le impurità dai pori" in senso letterale e non è necessario parlare di una pulizia profonda dei pori. Più correttamente, la fase oleosa solubilizza e disperde componenti lipofili, facilitandone successivamente l'allontanamento durante il risciacquo.
È un meccanismo particolarmente interessante quando si devono rimuovere prodotti formulati per aderire alla pelle e resistere all'acqua.
Uno studio clinico che ha confrontato acqua, detergente schiumogeno e cleansing oil nella rimozione di filtri solari ha evidenziato che i prodotti solari waterproof venivano rimossi più efficacemente dall'olio detergente; inoltre, nel piccolo campione studiato, la secchezza cutanea riferita dopo il lavaggio era meno frequente nel gruppo che utilizzava l'olio detergente.
La prima fase può quindi essere particolarmente utile alla sera, soprattutto quando la giornata ha lasciato sulla pelle una vera stratificazione di prodotti.
Come eseguire la prima fase
Il latte detergente viene generalmente applicato sulla pelle asciutta e massaggiato delicatamente con i polpastrelli.
Il massaggio non deve essere energico.
La finalità non è "strofinare via" le impurità, ma favorire il contatto uniforme del detergente con ciò che deve essere rimosso.
Successivamente il prodotto viene emulsionato con acqua, quando la formulazione lo prevede, e risciacquato.
La pelle può essere tamponata delicatamente con un asciugamano o un panno pulito, evitando sfregamenti ripetuti.
Tra gli oli vegetali comunemente utilizzati nelle formulazioni detergenti troviamo jojoba, cocco, argan e macadamia. La scelta dell'olio, tuttavia, non è l'unico elemento che determina la qualità del detergente: contano anche la formulazione complessiva, la capacità emulsionante, la presenza di tensioattivi e il rispetto della barriera cutanea.
La seconda detersione: l'acqua completa il gesto
Dopo la prima fase, la seconda detersione utilizza una formulazione acquosa, costituita da tensioattivi delicati.
Qui entra in gioco un altro principio fondamentale della cosmetologia.
I tensioattivi possiedono una parte idrofila e una parte lipofila e sono capaci di organizzarsi in strutture chiamate micelle. In questo modo possono inglobare residui di sebo e altre sostanze, permettendone l'allontanamento con l'acqua.
La seconda detersione contribuisce inoltre a rimuovere sudore, particelle idrofile, residui superficiali e materiale cellulare.
Il risultato finale non dovrebbe essere una sensazione di pelle "che tira".
Una pelle che dopo la detersione appare estremamente asciutta e tesa non è necessariamente una pelle più pulita: può essere il segnale che la procedura ha rimosso una quantità eccessiva di lipidi superficiali o ha alterato temporaneamente la funzione dello strato corneo.
La letteratura dermatologica ha mostrato infatti che alcuni tensioattivi possono interagire con proteine e lipidi dello strato corneo, compromettendo la barriera cutanea e aumentando secchezza e irritazione. La tollerabilità dipende però fortemente dal tipo di tensioattivo, dalla sua concentrazione, dal pH e dalla formulazione complessiva.
Anche il pH è importante. Lo strato corneo presenta fisiologicamente un ambiente relativamente acido e detergenti formulati con pH più vicino a quello cutaneo possono risultare meno aggressivi rispetto a formulazioni fortemente alcaline.
Detergere senza impoverire la barriera
La superficie cutanea è protetta da una struttura estremamente sofisticata.
Lo strato corneo contiene corneociti immersi in una matrice lipidica costituita soprattutto da ceramidi, colesterolo e acidi grassi.
Questa organizzazione è fondamentale per limitare la perdita d'acqua transepidermica e mantenere l'idratazione dello strato corneo.
Una detersione troppo aggressiva può interferire con questa organizzazione.
Per questo motivo, oggi la ricerca cosmetologica non considera più il detergente semplicemente come un prodotto destinato a rimuovere lo sporco. Un detergente moderno deve essere progettato per pulire mantenendo il più possibile l'integrità della barriera cutanea.
È questo il punto centrale di una buona beauty routine.
La pelle non deve essere "sgrassata".
Deve essere detersa rispettandola.
Quando la doppia detersione ha davvero senso
La doppia detersione può essere particolarmente interessante alla sera quando la pelle è stata esposta a:
make-up;
filtri solari;
prodotti waterproof;
creme e cosmetici ricchi di componenti lipofile;
particolato ambientale associato al film superficiale.
Non è invece necessario trasformarla in un rituale obbligatorio per ogni tipo di pelle e in ogni momento della giornata.
Una pelle molto secca, sensibile o caratterizzata da una barriera cutanea compromessa può non tollerare bene una detersione tradizionale ripetuta e prolungata.
Anche la pelle grassa non deve essere sottoposta a una detersione aggressiva nella convinzione che "più si sgrassa, meglio è". Una detersione eccessiva può aumentare secchezza e irritazione e rendere più difficile il mantenimento dell'equilibrio fisiologico della superficie cutanea.
La beauty routine più efficace è quindi quella che si adatta alla pelle, non quella che impone lo stesso numero di passaggi a tutti.
Dopo la detersione: la pelle è pronta a ricevere
Una corretta detersione non rappresenta soltanto un gesto di pulizia.
Significa rimuovere ciò che non serve più e creare condizioni favorevoli per l'applicazione dei prodotti successivi.
La pelle pulita permette infatti di applicare in modo più uniforme creme, emulsioni, sieri e oli cosmetici.
È tuttavia importante evitare un'altra semplificazione: una migliore detersione non significa necessariamente che i principi attivi penetreranno "più in profondità".
La barriera cutanea è progettata proprio per limitare la penetrazione delle sostanze dall'esterno.
La funzione della detersione è quindi soprattutto quella di preparare una superficie cutanea pulita e fisiologicamente equilibrata, non quella di aprire i pori o rendere la pelle permeabile indiscriminatamente.
Olio di Rosa mosqueta: una materia prima preziosa
Tra gli oli vegetali più interessanti per la cura cosmetica della pelle troviamo l'olio ottenuto dai semi di Rosa rubiginosa, comunemente conosciuto come olio di Rosa mosqueta o rosehip seed oil.
La sua composizione lipidica è particolarmente interessante per la presenza di acidi grassi polinsaturi.
L'acido linoleico rappresenta una componente importante dell'olio, mentre è presente anche una quota significativa di acido alfa-linolenico, appartenente alla famiglia degli omega-3.
Le percentuali esatte possono però variare in funzione della specie botanica, dell'origine della materia prima, della parte della pianta utilizzata e soprattutto del metodo di estrazione.
È quindi preferibile non considerare un singolo valore percentuale come universale.
Gli acidi grassi dello strato corneo svolgono un ruolo fondamentale nell'organizzazione della barriera cutanea. Da questo punto di vista, l'interesse cosmetico degli oli vegetali ricchi di acidi grassi insaturi deriva dalla loro capacità di apportare lipidi e contribuire alle caratteristiche emollienti della formulazione.
L'olio di Rosa mosqueta contiene inoltre componenti minori, tra cui tocoferoli, carotenoidi, fitosteroli e altri composti presenti in quantità variabili.
È proprio l'insieme della frazione lipidica e dei componenti minori a rendere questa materia prima interessante dal punto di vista cosmetico.
Rosa mosqueta e rigenerazione cutanea: cosa dice la ricerca
L'olio di Rosa mosqueta viene tradizionalmente utilizzato per il trattamento cosmetico di cicatrici e alterazioni dell'aspetto cutaneo.
Le prime evidenze sperimentali comprendevano studi animali e piccole osservazioni cliniche. Un lavoro pubblicato nel 1990 descrisse l'impiego di olio di Rosa mosqueta in dieci pazienti con ulcere delle gambe e ferite post-chirurgiche, riportando un miglioramento della guarigione rispetto al controllo. Si tratta tuttavia di uno studio piccolo e datato, che non può essere considerato una prova clinica definitiva.
Più interessante è uno studio clinico prospettico condotto su pazienti sottoposti a chirurgia dermatologica.
In questo studio, l'applicazione di puro olio di rosa mosqueta due volte al giorno è stata associata, nel gruppo trattato, a una migliore evoluzione di alcuni parametri estetici delle cicatrici, tra cui eritema, discromia e atrofia, rispetto al gruppo non trattato.
Il risultato è promettente, ma deve essere interpretato nel contesto del disegno dello studio: non si tratta di un grande trial randomizzato e controllato e quindi non permette di attribuire con certezza tutti gli effetti osservati esclusivamente all'olio.
Esistono inoltre dati sperimentali che suggeriscono possibili effetti sulla riparazione tissutale e sulla modulazione della risposta dei macrofagi durante la guarigione delle ferite. In modelli animali, l'olio di Rosa mosqueta ha favorito la guarigione delle ferite e modificato il rapporto tra fenotipi macrofagici pro- e anti-infiammatori.
Questi dati forniscono una possibile spiegazione biologica delle osservazioni cliniche, ma non devono essere tradotti automaticamente in un'efficacia terapeutica nell'uomo.
Il particolare interesse per gli acidi grassi
Gli acidi grassi essenziali presenti nell'olio di Rosa mosqueta sono interessanti soprattutto per il loro ruolo nella fisiologia della barriera cutanea.
L'acido linoleico, in particolare, partecipa al metabolismo lipidico dell'epidermide e alla formazione di strutture fondamentali per la funzione dello strato corneo.
L'acido alfa-linolenico appartiene invece alla famiglia degli omega-3.
Il valore cosmetico dell'olio non risiede quindi semplicemente nel fatto che sia un "olio nutriente", ma nella sua capacità di offrire alla pelle una matrice lipidica particolarmente ricca e caratteristica.
A questa componente si aggiungono sostanze antiossidanti naturalmente presenti nella materia prima.
E la vitamina A naturale?
L'olio di Rosa rubiginosa è spesso associato alla presenza di acido trans-retinoico, una molecola appartenente alla famiglia dei retinoidi.
La presenza di acido trans-retinoico nell'olio di rosa mosqueta è stata descritta nella letteratura sulla composizione della materia prima, ma la quantità può dipendere dalla specie, dalla parte della pianta e soprattutto dal processo di estrazione e lavorazione.
Questo punto merita attenzione.
L'acido trans-retinoico è la stessa molecola farmacologicamente attiva della tretinoina e non deve essere automaticamente equiparato a un semplice "retinolo naturale".
Per questo, in ambito cosmetico, è più corretto parlare di olio di Rosa rubiginosa naturalmente caratterizzato dalla presenza di una frazione di composti bioattivi, evitando di presentarlo come una fonte equivalente a un trattamento dermatologico a base di retinoidi.
La sua attività cosmetica va infatti considerata nel contesto dell'intera matrice dell'olio e non attribuita a una singola molecola.
La delicatezza è parte dell'efficacia
Un olio vegetale ricco di acidi grassi polinsaturi presenta anche una caratteristica da non sottovalutare: è maggiormente esposto ai fenomeni di ossidazione.
L'ossigeno, la luce, il calore e le variazioni di temperatura possono accelerare i processi ossidativi degli acidi grassi insaturi.
Per questo la qualità dell'olio, la modalità di estrazione, il confezionamento e la conservazione sono elementi essenziali.
Un olio di alta qualità dovrebbe essere protetto dalla luce e dal calore e conservato secondo le indicazioni del produttore.
La delicatezza della materia prima non è quindi un limite.
È parte della sua natura.
Ed è proprio per questo che, nella cosmetica naturale, la qualità della materia prima e la sua corretta conservazione assumono un'importanza particolare.
Una beauty routine che rispetta la pelle
La bellezza della pelle non nasce dalla quantità di prodotti utilizzati.
Nasce dall'equilibrio.
Una buona routine può essere costruita attorno a pochi gesti fondamentali:
detergere senza aggredire;
rispettare la barriera cutanea;
rimuovere adeguatamente trucco e fotoprotezione quando necessario;
mantenere la pelle idratata e nutrita;
utilizzare ingredienti cosmetici scelti in funzione delle caratteristiche individuali della pelle;
proteggere quotidianamente la pelle dalla radiazione ultravioletta.
La doppia detersione può diventare un rituale prezioso soprattutto alla sera, quando è necessario rimuovere ciò che durante la giornata si è depositato sulla pelle.
La prima fase, a base oleosa, aiuta a sciogliere le componenti lipofile.
La seconda, a base acquosa e delicata, completa la rimozione dei residui.
E dopo la detersione arriva il momento degli attivi cosmetici di Regina e Rugiada.
L'olio di Rosa mosqueta rappresenta una materia prima particolarmente interessante per la sua composizione in acidi grassi polinsaturi e componenti minori, con alcune evidenze cliniche preliminari sul miglioramento dell'aspetto delle cicatrici.
Non è necessario promettere una pelle "ringiovanita" o una rigenerazione miracolosa.
La vera forza della cosmetica risiede nella costanza dei gesti, nella qualità delle materie prime e nel rispetto della fisiologia cutanea.
Una pelle luminosa non è necessariamente una pelle sottoposta a numerosi trattamenti.
È, prima di tutto, una pelle la cui barriera viene rispettata.
Ed è proprio da qui che può cominciare una beauty routine realmente consapevole.
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