Prostata, infiammazione e prevenzione: il ruolo delle sostanze naturali supportate dalla ricerca scientifica

Prostata, infiammazione e prevenzione: il ruolo delle sostanze naturali supportate dalla ricerca scientifica

L'invecchiamento maschile è frequentemente accompagnato dalla comparsa di disturbi urinari riconducibili all'ipertrofia prostatica benigna e alla prostatite cronica. Le stime epidemiologiche mostrano che oltre il 70-80% degli uomini sviluppa alterazioni istologiche o sintomi correlati alla prostata dopo i 50 anni, con una prevalenza progressivamente crescente con l'età. L'infiammazione cronica della ghiandola prostatica rappresenta oggi uno dei principali meccanismi biologici coinvolti non solo nell'ipertrofia prostatica benigna, ma anche nella progressione verso alterazioni cellulari più importanti.

L'infiammazione persistente determina un microambiente ricco di radicali liberi, citochine pro-infiammatorie e fattori di crescita che favoriscono stress ossidativo, danno al DNA, proliferazione cellulare e riduzione dei normali processi di apoptosi. Sebbene il carcinoma prostatico sia una malattia multifattoriale e non derivi direttamente dall'infiammazione, numerosi studi suggeriscono che uno stato infiammatorio cronico possa contribuire alla sua insorgenza e progressione in soggetti predisposti.

Per questo motivo la ricerca scientifica si è concentrata sull'identificazione di molecole naturali in grado di modulare contemporaneamente infiammazione, stress ossidativo e proliferazione cellulare. Durante il Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia sono state discusse numerose evidenze riguardanti sostanze bioattive presenti negli alimenti che possono rappresentare un valido supporto nell'ambito di uno stile di vita sano e di una strategia preventiva globale.

Tra le sostanze maggiormente studiate figurano le epigallocatechine del tè verde, in particolare l'epigallocatechina gallato (EGCG). Questa catechina possiede una marcata attività antiossidante ed è in grado di modulare numerose vie intracellulari coinvolte nella proliferazione cellulare, nell'angiogenesi e nella risposta infiammatoria. Studi sperimentali dimostrano che EGCG riduce l'attivazione di NF-κB, limita la produzione di specie reattive dell'ossigeno, favorisce l'apoptosi delle cellule alterate e ostacola la formazione di nuovi vasi sanguigni indispensabili alla crescita tumorale.

Uno studio clinico randomizzato condotto in uomini con neoplasia intraepiteliale prostatica ad alto grado (HGPIN), considerata una lesione precancerosa, ha evidenziato una significativa riduzione della progressione verso carcinoma nei soggetti trattati con catechine del tè verde rispetto al placebo durante il periodo di osservazione. Successivi studi di follow-up hanno suggerito che l'assunzione prolungata possa mantenere l'effetto protettivo, pur richiedendo ulteriori conferme su popolazioni più ampie.

Il licopene rappresenta uno dei carotenoidi più studiati nella prevenzione del tumore della prostata. Presente soprattutto nel pomodoro maturo e nei derivati concentrati, il licopene esercita un'importante attività antiossidante neutralizzando i radicali liberi e proteggendo il DNA dai danni ossidativi. Inoltre modula l'espressione di geni coinvolti nella proliferazione cellulare, nell'infiammazione e nella comunicazione intercellulare.

Numerose meta-analisi osservazionali indicano che un maggiore apporto alimentare di licopene è associato a una riduzione del rischio di carcinoma prostatico, soprattutto delle forme più aggressive. Una revisione comprendente oltre 40 studi e circa 700.000 partecipanti ha evidenziato un'associazione significativa tra elevati livelli di licopene e minore rischio di tumore prostatico, pur ricordando che tali dati derivano prevalentemente da studi osservazionali e non dimostrano un rapporto causale.

La curcumina, principale polifenolo della curcuma (Curcuma longa), è una delle molecole naturali maggiormente investigate in oncologia sperimentale. Le sue proprietà derivano dalla capacità di interferire con numerose vie di segnalazione intracellulare, tra cui NF-κB, STAT3, PI3K/Akt, mTOR e Wnt/β-catenina.

Nei modelli sperimentali di carcinoma prostatico la curcumina riduce l'espressione del recettore degli androgeni e del PSA, favorisce l'apoptosi, limita la proliferazione delle cellule tumorali, inibisce la transizione epitelio-mesenchimale e ostacola l'attività delle cellule staminali tumorali, considerate responsabili della progressione e delle recidive. La sua limitata biodisponibilità rappresenta tuttavia uno dei principali limiti clinici, motivo per cui sono state sviluppate formulazioni ad elevato assorbimento.

Il resveratrolo, presente soprattutto nella buccia dell'uva rossa, possiede proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e regolatrici del metabolismo cellulare. Gli studi sperimentali mostrano che è in grado di modulare i processi di proliferazione, arrestare il ciclo cellulare, indurre apoptosi e ridurre la formazione di metastasi attraverso molteplici bersagli molecolari. Sebbene i risultati di laboratorio siano promettenti, gli studi clinici nell'uomo sono ancora limitati e non consentono di attribuire al resveratrolo un ruolo terapeutico consolidato nel carcinoma prostatico.

Tra i composti emergenti assume crescente interesse il pterostilbene, molecola strutturalmente simile al resveratrolo ma caratterizzata da una biodisponibilità superiore. Studi pubblicati su Cancer Prevention Research hanno evidenziato un'importante attività antiproliferativa e pro-apoptotica nelle cellule di carcinoma prostatico, suggerendo un possibile ruolo futuro nella prevenzione nutrizionale.

Il melograno è ricco di polifenoli, ellagitannini e acido ellagico. Diversi studi sperimentali hanno dimostrato effetti antiossidanti, antinfiammatori e antiproliferativi. Alcuni studi clinici preliminari hanno osservato un rallentamento dell'aumento del PSA in pazienti precedentemente trattati per carcinoma prostatico, anche se studi successivi hanno prodotto risultati meno omogenei. Rimane comunque un alimento interessante nell'ambito di un'alimentazione ricca di polifenoli.

Le verdure della famiglia delle Brassicaceae, in particolare broccoli, cavolfiori e cavoli, rappresentano la principale fonte alimentare di sulforafano. Questo isotiocianato modula numerosi enzimi coinvolti nella detossificazione cellulare, riduce lo stress ossidativo e interferisce con la crescita delle cellule tumorali.

Uno studio pubblicato sulla rivista Oncogenesis dal gruppo del professor Roderick H. Dashwood ha dimostrato che il sulforafano modifica l'attività dell'enzima epigenetico SUV39H1, coinvolto nella progressione del carcinoma prostatico, suggerendo un possibile impiego anche nelle forme avanzate della malattia. Sebbene tali risultati derivino principalmente da modelli sperimentali, confermano il razionale biologico dell'elevato consumo di verdure crucifere.

L'effetto più interessante emerge quando queste sostanze vengono considerate nel loro insieme. Curcumina, catechine del tè verde, licopene, resveratrolo, melograno e sulforafano agiscono infatti su bersagli molecolari differenti ma complementari: riducono lo stress ossidativo, modulano la risposta infiammatoria, limitano la proliferazione cellulare, favoriscono l'apoptosi, regolano i processi epigenetici e contrastano l'angiogenesi. Questa azione multitarget rappresenta uno dei principali vantaggi della nutraceutica moderna rispetto all'impiego di singole molecole isolate.

È importante sottolineare che nessun integratore alimentare può essere considerato una terapia o una strategia certa di prevenzione del carcinoma della prostata. Le attuali evidenze suggeriscono piuttosto che un'alimentazione ricca di alimenti vegetali, associata a uno stile di vita sano e, quando appropriato, all'impiego di integratori valutati dal medico, possa contribuire al mantenimento della salute prostatica e alla riduzione dei fattori di rischio legati all'infiammazione cronica.

Le formulazioni nutraceutiche che associano più principi attivi supportati dalla letteratura scientifica possono rappresentare un approccio razionale per ottenere un'azione sinergica sui principali meccanismi biologici coinvolti nella fisiopatologia prostatica. Tuttavia, la scelta dell'integrazione deve essere sempre personalizzata in base alle caratteristiche del paziente, alle eventuali patologie concomitanti e alle terapie farmacologiche in corso, evitando aspettative non supportate dalle evidenze cliniche.

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