Un freno all’invecchiamento: mitocondri, quercetina e PQQ per proteggere la salute nel tempo

Un freno all’invecchiamento: mitocondri, quercetina e PQQ per proteggere la salute nel tempo

L’invecchiamento comincia molto prima dei sintomi

Quando si parla di invecchiamento si tende a pensare soprattutto ai cambiamenti visibili e alla comparsa delle malattie associate all'età. La biologia dell'invecchiamento racconta però una storia molto più complessa.

La perdita progressiva dell'efficienza cellulare coinvolge contemporaneamente metabolismo energetico, controllo dello stress ossidativo, riparazione del DNA, proteostasi, comunicazione intercellulare e capacità delle cellule di eliminare strutture danneggiate.

Tra i protagonisti di questo processo vi sono i mitocondri, gli organelli cellulari responsabili della maggior parte della produzione di ATP, la molecola energetica utilizzata dalle cellule. La disfunzione mitocondriale è oggi considerata uno dei processi fondamentali associati all'invecchiamento e alle patologie correlate all'età.

Questo aspetto assume particolare importanza negli organi caratterizzati da un elevato consumo energetico, come cervello, cuore e muscolo. Quando la capacità mitocondriale diminuisce, la cellula può diventare progressivamente meno efficiente nel produrre energia e nel mantenere il proprio equilibrio interno.

L'obiettivo di una strategia preventiva non dovrebbe quindi essere semplicemente quello di intervenire quando la malattia è già manifesta, ma di preservare il più a lungo possibile i meccanismi biologici che permettono alle cellule di mantenere la propria funzionalità.

I mitocondri: le centrali energetiche della cellula

Ogni cellula contiene un numero variabile di mitocondri in funzione delle proprie esigenze energetiche. Le cellule muscolari e quelle nervose, per esempio, hanno un fabbisogno energetico particolarmente elevato.

I mitocondri trasformano l'energia contenuta nei nutrienti in ATP attraverso la fosforilazione ossidativa. Ma proprio il metabolismo energetico mitocondriale comporta anche la produzione di specie reattive dell'ossigeno, o ROS.

Il rapporto tra ROS, mitocondri e invecchiamento è più complesso di quanto suggerisse la semplice teoria secondo cui i radicali liberi sarebbero esclusivamente molecole dannose. Oggi sappiamo che i ROS possono svolgere anche funzioni di segnalazione cellulare e che il danno ossidativo rappresenta soltanto una componente di una rete molto più ampia di processi coinvolti nell'invecchiamento.

Con l'età si osservano tuttavia alterazioni della funzione mitocondriale, della dinamica degli organelli, della capacità di eliminare quelli danneggiati e del controllo della qualità mitocondriale. La mitofagia, cioè il processo attraverso il quale i mitocondri danneggiati vengono riconosciuti e rimossi, rappresenta uno dei meccanismi fondamentali di questo sistema di controllo.

Quando il ricambio non è adeguato, i mitocondri difettosi possono accumularsi e contribuire alla perdita di efficienza cellulare.

Biogenesi e mitofagia: mantenere giovane il sistema energetico

La salute mitocondriale non dipende soltanto dal numero di mitocondri presenti nella cellula. È soprattutto una questione di qualità, efficienza e capacità di rinnovamento.

La biogenesi mitocondriale permette la formazione di nuovi mitocondri, mentre la mitofagia elimina quelli compromessi. I due processi devono funzionare in equilibrio.

L'attività fisica regolare rappresenta uno dei principali stimoli fisiologici alla salute mitocondriale. Anche l'alimentazione e il controllo dell'equilibrio metabolico partecipano alla regolazione di questi processi.

Sul piano nutrizionale, l'interesse della ricerca si è rivolto a numerose molecole bioattive, tra cui i polifenoli. Tra questi, la quercetina ha attirato particolare attenzione per la capacità di modulare diverse vie cellulari coinvolte nell'invecchiamento.

Quercetina: un polifenolo tra stress ossidativo e senescenza

La quercetina è un flavonolo appartenente alla grande famiglia dei polifenoli vegetali. È naturalmente presente in numerosi alimenti, tra cui cipolle, capperi, mele, broccoli, uva e alcuni frutti di bosco.

La sua attività biologica è estremamente articolata. Gli studi sperimentali hanno descritto proprietà antiossidanti e antinfiammatorie e la capacità di interagire con numerose vie di segnalazione cellulare.

Una delle vie maggiormente studiate è quella della SIRT1, una proteina coinvolta nella regolazione del metabolismo, della risposta allo stress, dell'autofagia e dell'omeostasi mitocondriale. La letteratura sperimentale suggerisce che la modulazione di SIRT1 possa contribuire agli effetti cellulari attribuiti alla quercetina.

È importante, tuttavia, distinguere il dato biologico dalla dimostrazione clinica. La quercetina è stata studiata nell'uomo in numerosi contesti, ma le evidenze specificamente riferite alla capacità di rallentare l'invecchiamento o aumentare la longevità rimangono insufficienti.

Una revisione del 2024 ha infatti evidenziato che, nonostante i risultati preclinici siano interessanti, gli studi clinici sulla quercetina sono ancora relativamente scarsi e sono necessari trial meglio standardizzati per stabilirne efficacia, dose e sicurezza nel lungo periodo.

Quercetina e senescenza cellulare

Un'altra ragione dell'interesse verso la quercetina riguarda la senescenza cellulare.

Le cellule senescenti non si dividono più normalmente, ma possono rimanere metabolicamente attive e produrre molecole appartenenti al cosiddetto SASP, il senescence-associated secretory phenotype. L'accumulo di cellule senescenti e l'infiammazione ad esse associata sono oggi considerati componenti importanti dell'invecchiamento biologico.

La quercetina è stata studiata come possibile senolitico, cioè come molecola capace, in determinati contesti e combinazioni, di favorire l'eliminazione di cellule senescenti.

Le prime sperimentazioni umane con la combinazione dasatinib + quercetina hanno mostrato una riduzione di alcuni marcatori e della presenza di cellule senescenti in specifici tessuti. Si tratta però di studi iniziali condotti in popolazioni selezionate e con una combinazione farmacologica, non di una dimostrazione che l'assunzione di quercetina alimentare o come singolo integratore sia in grado di rallentare l'invecchiamento nell'uomo.

PQQ: una molecola studiata per la salute mitocondriale

Accanto alla quercetina, un'altra sostanza che ha attirato l'attenzione della ricerca sulla funzione mitocondriale è la pirrolochinolina chinone (PQQ).

Nel materiale di partenza la molecola viene indicata in alcuni passaggi con la sigla PCC e in altri con PQQ. Per uniformità scientifica, il nome utilizzato in questo articolo è PQQ, acronimo comunemente impiegato per pyrroloquinoline quinone.

La PQQ è un composto chinonico presente in quantità molto piccole in diversi alimenti. È stata studiata soprattutto per le sue possibili interazioni con il metabolismo mitocondriale, la risposta allo stress ossidativo e i processi di biogenesi mitocondriale.

L'interesse nasce anche dalla sua localizzazione e dalle sue possibili funzioni all'interno dei sistemi cellulari deputati alla produzione energetica. La ricerca sperimentale ha ipotizzato un ruolo della PQQ nella regolazione di processi di rinnovamento e protezione mitocondriale.

Il passaggio dalla plausibilità biologica all'efficacia clinica, però, richiede studi sull'uomo.

PQQ e funzione cognitiva: cosa mostrano gli studi clinici

È proprio sul cervello che la ricerca clinica sulla PQQ ha prodotto alcuni dei risultati più interessanti.

Uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo ha coinvolto 41 anziani sani, ai quali sono stati somministrati 20 mg al giorno di PQQ per 12 settimane. La valutazione comprendeva test di attenzione selettiva, tra cui Stroop e reverse Stroop, e test delle funzioni visuospaziali. I risultati hanno indicato un miglioramento di alcuni parametri cognitivi rispetto al placebo.

Un'altra sperimentazione randomizzata, anch'essa controllata con placebo, ha valutato PQQ alla dose di 20 mg al giorno per 12 settimane in adulti di età compresa tra 20 e 65 anni. Sono stati osservati miglioramenti della memoria composita e della memoria verbale, con differenze temporali legate alla fascia d'età.

Questi dati non dimostrano che la PQQ prevenga la demenza, ma suggeriscono che la modulazione del metabolismo energetico cerebrale meriti ulteriori approfondimenti.

Ancora più interessante è uno studio del 2024 condotto in 34 persone anziane con lieve deterioramento cognitivo. Dopo sei settimane di trattamento con una formulazione contenente PQQ e diidrogeno sono stati osservati un aumento dei livelli sierici di BDNF, un miglioramento di alcuni parametri cognitivi e un aumento della saturazione dell'ossigenazione cerebrale. Gli stessi autori sottolineano però la limitata numerosità del campione e la necessità di ulteriori studi.

È quindi più corretto parlare di segnali preliminari di interesse neurocognitivo che di una dimostrata attività preventiva nei confronti delle malattie neurodegenerative.

Perché il cervello è particolarmente vulnerabile

Il cervello rappresenta uno degli organi metabolicamente più esigenti dell'organismo. I neuroni dipendono fortemente dalla produzione continua di ATP e sono quindi particolarmente sensibili alle alterazioni dell'omeostasi energetica.

La disfunzione mitocondriale è stata associata a processi neurodegenerativi attraverso diversi meccanismi: alterazione della produzione energetica, aumento dello stress cellulare, modificazioni dell'autofagia e della mitofagia, alterazione della risposta infiammatoria e compromissione della comunicazione tra neuroni e cellule gliali.

Nel caso della malattia di Alzheimer, la disfunzione mitocondriale è stata ampiamente studiata come uno dei processi associati alla patogenesi e alla progressione della malattia. Questo non significa che sia l'unica causa, ma che rappresenta uno dei nodi biologici attraverso i quali diversi fattori dell'invecchiamento possono convergere.

La quercetina è stata studiata, soprattutto in modelli sperimentali, in relazione a vie come SIRT1/Nrf2, SIRT1/NF-κB, SIRT1/PGC-1α e ai meccanismi di autofagia e mitofagia. Queste osservazioni contribuiscono a spiegare l'interesse scientifico verso il suo possibile ruolo neuroprotettivo.

Dallo stress ossidativo alla medicina preventiva

L'idea di intervenire prima della comparsa dei sintomi nasce da una considerazione fondamentale: quando una malattia neurodegenerativa è già clinicamente evidente, molti processi cellulari che l'hanno preceduta sono probabilmente presenti da anni.

Questo non significa che sia possibile bloccare l'invecchiamento con una singola sostanza. L'invecchiamento è un processo multifattoriale nel quale interagiscono metabolismo, genetica, epigenetica, infiammazione, attività fisica, alimentazione, qualità del sonno, composizione corporea e ambiente.

Per questo motivo, parlare di protezione mitocondriale è più corretto che parlare semplicemente di “anti-aging”.

L'obiettivo è preservare nel tempo la capacità delle cellule di produrre energia, eliminare componenti danneggiati, adattarsi agli stress metabolici e mantenere una corretta comunicazione con gli altri tessuti.

Quercetina e PQQ: due molecole, due prospettive complementari

Quercetina e PQQ appartengono a categorie chimiche differenti e non devono essere considerate equivalenti.

La quercetina è particolarmente interessante per la sua capacità di interagire con processi legati a stress ossidativo, infiammazione, metabolismo cellulare e senescenza. La sua attività senolitica è tuttavia ancora un ambito di ricerca e le evidenze cliniche sull'anti-aging sono insufficienti per considerarla una terapia consolidata.

La PQQ è invece studiata soprattutto in relazione alla funzione mitocondriale e alla fisiologia energetica, con alcuni piccoli studi clinici che hanno evidenziato possibili effetti sulla funzione cognitiva, sulla memoria e su alcuni biomarcatori neurobiologici.

Il punto d'incontro è quindi rappresentato dalla salute cellulare, e in particolare dalla capacità di mantenere efficiente il sistema energetico mitocondriale.

L'obiettivo non è fermare il tempo, ma conservare la salute

La ricerca contemporanea sull'invecchiamento si sta progressivamente spostando dal semplice studio della durata della vita allo studio della durata della salute, cioè degli anni vissuti mantenendo buone capacità fisiche e cognitive.

In questa prospettiva, preservare la funzione mitocondriale rappresenta una delle strategie biologicamente più interessanti. Ma la nutrizione e le molecole bioattive devono essere inserite in un contesto più ampio: attività fisica regolare, alimentazione equilibrata, adeguato apporto proteico e micronutrizionale, sonno, gestione dei fattori di rischio cardiovascolare e metabolico e mantenimento della stimolazione cognitiva.

Quercetina e PQQ rappresentano quindi strumenti di ricerca sulla biologia dell'invecchiamento, non scorciatoie per fermarlo.

La prospettiva più moderna dell'anti-aging non consiste nel promettere di arrestare il trascorrere degli anni, ma nel cercare di mantenere più a lungo possibile efficienti quei sistemi cellulari che permettono all'organismo di adattarsi, ripararsi e produrre energia.

E tra questi sistemi, i mitocondri occupano un posto centrale.

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