Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha iniziato a spostare l’attenzione dalla sola quantità di calorie introdotte verso una domanda più complessa: che cosa accade all’organismo quando una quota crescente della dieta è costituita da alimenti industrialmente trasformati e contenenti numerosi additivi?
Gli additivi alimentari comprendono una vasta categoria di sostanze utilizzate per migliorare conservazione, colore, consistenza, stabilità, sapore e aspetto dei prodotti. Coloranti, conservanti, emulsionanti, acidificanti e stabilizzanti hanno contribuito allo sviluppo dell’industria alimentare moderna aumentando la durata commerciale e la standardizzazione degli alimenti.
Per decenni la valutazione della sicurezza degli additivi è stata effettuata prevalentemente considerando ciascuna sostanza singolarmente e a dosi considerate sicure. Tuttavia, nella vita reale, il consumatore è esposto quotidianamente a miscele di additivi attraverso il consumo ripetuto di alimenti ultraprocessati.
Questa differenza tra esposizione reale ed esposizione teorica sta diventando uno dei temi centrali della moderna epidemiologia nutrizionale.
Gli studi francesi che hanno riaperto il dibattito
Una serie di studi prospettici francesi condotti nell’ambito della coorte NutriNet-Santé, che segue oltre 100.000 adulti nel tempo raccogliendo dati dettagliati sull’alimentazione, ha valutato l’associazione tra consumo di additivi alimentari e comparsa di malattie croniche.
I risultati hanno mostrato che i soggetti con maggiore esposizione ai coloranti alimentari presentavano:
un aumento del 38% del rischio di sviluppare diabete di tipo 2;
un aumento del 14% del rischio di tumore globale;
un incremento del 21% del rischio di tumore della mammella;
un incremento del 32% del rischio di tumore mammario post-menopausale.
Per quanto riguarda i conservanti, l’esposizione elevata è risultata associata a:
incremento del rischio di ipertensione;
aumento del rischio cardiovascolare;
maggiore incidenza di diabete di tipo 2 in alcune categorie di esposizione.
È importante sottolineare che questi dati descrivono associazioni statistiche e non dimostrano un rapporto diretto causa-effetto.
Perché gli additivi potrebbero influenzare il metabolismo?
Le ipotesi biologiche oggi studiate sono numerose.
Alterazione del microbiota intestinale
Uno dei meccanismi più studiati riguarda l’effetto degli additivi sull’ecosistema intestinale.
Il microbiota svolge funzioni fondamentali:
metabolismo energetico;
regolazione immunitaria;
produzione di metaboliti protettivi;
mantenimento della barriera intestinale.
Alcuni studi sperimentali suggeriscono che l’esposizione cronica ad alcuni additivi possa alterare composizione e funzione del microbiota favorendo uno stato di disbiosi.
Infiammazione cronica di basso grado
Molte malattie croniche condividono un denominatore comune: una persistente attivazione infiammatoria.
L’infiammazione metabolica cronica è stata collegata allo sviluppo di:
obesità;
resistenza insulinica;
diabete tipo 2;
aterosclerosi;
invecchiamento accelerato.
Alcuni additivi sono stati studiati per il possibile coinvolgimento nell’attivazione di segnali infiammatori cellulari e nella modulazione dello stress ossidativo.
Stress ossidativo e danno cellulare
L’eccessiva produzione di specie reattive dell’ossigeno può alterare:
proteine;
lipidi;
DNA.
Questo processo è coinvolto nella fisiopatologia di numerose malattie croniche.
Diversi modelli sperimentali hanno osservato effetti pro-ossidanti o alterazioni della funzione mitocondriale in seguito all’esposizione prolungata ad alcune categorie di additivi, anche se le evidenze nell’uomo rimangono ancora oggetto di studio.
Un dato sorprendente: non tutto ciò che è “naturale” è automaticamente neutrale
Uno degli aspetti più discussi degli studi francesi riguarda il fatto che alcune associazioni siano emerse anche per coloranti classificati come naturali o derivati da sostanze naturalmente presenti negli alimenti.
Tra gli esempi riportati figurano:
beta-carotene come additivo alimentare (E160a);
antociani (E163);
coloranti caramello (E150).
Questo non significa che consumare alimenti naturalmente ricchi di queste sostanze sia dannoso.
È fondamentale distinguere:
consumo di alimenti integrali;
utilizzo industriale dell’additivo isolato, processato e inserito in matrici alimentari ultraprocessate.
Il comportamento biologico di una molecola può cambiare in funzione del contesto alimentare.
Il problema potrebbe essere l’effetto cumulativo
Un concetto emergente è quello della “miscela di esposizione”.
Nella vita quotidiana raramente assumiamo un singolo additivo.
Molto più frequentemente consumiamo prodotti contenenti contemporaneamente:
coloranti;
conservanti;
emulsionanti;
edulcoranti;
aromi.
Queste esposizioni multiple potrebbero generare effetti biologici differenti rispetto alla singola sostanza valutata isolatamente.
Come ridurre l’esposizione senza sviluppare paura del cibo
L’obiettivo non è eliminare ogni alimento industriale.
L’obiettivo è ridurre l’esposizione cronica e abituale.
Le strategie più sostenute dalle evidenze includono:
privilegiare alimenti freschi o minimamente processati;
leggere la lista ingredienti oltre alla tabella nutrizionale;
preferire alimenti con composizione breve;
aumentare consumo di legumi, cereali integrali, frutta e verdura;
limitare consumo abituale di snack confezionati, bevande zuccherate, dolci industriali e pasti pronti.
Il rischio nutrizionale non deriva da un singolo alimento occasionale.
Conta soprattutto il modello alimentare costruito giorno dopo giorno.
La nutrizione preventiva moderna non si concentra soltanto su ciò che aggiungiamo alla dieta.
Sempre più spesso si interroga anche su ciò che sarebbe utile evitare.
Bibliografia
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