Fisiopatologia della tendinopatia calcifica della spalla e gestione integrata del dolore articolare: il ruolo della curcuma
il 13/07/2026

Fisiopatologia della tendinopatia calcifica della spalla e gestione integrata del dolore articolare: il ruolo della curcuma

La tendinopatia calcifica rappresenta una patologia complessa ed evolutiva dell'apparato muscolo-scheletrico, la cui eziopatogenesi rimane oggetto di intenso dibattito scientifico. Sotto il profilo fisiopatologico, l'ipotesi biologica più accreditata suggerisce che la deposizione di cristalli di idrossiapatite di calcio a livello tendineo sia secondaria a un tentativo disfunzionale di riparazione tissutale. In risposta a lesioni traumatiche o a microtraumi ripetuti e cumulativi, il tessuto tendineo va incontro a una metaplasia tendinocitaria, trasformandosi in un tessuto fibrocartilagineo aberrante simile alla cartilagine. Le calcificazioni si formano in modo estremamente lento ed insidioso su questo substrato cicatriziale di riparazione; tale cinetica di accrescimento spiega per quale motivo i depositi possano rimanere completamente asintomatici per lunghi periodi di tempo, anche laddove raggiungano dimensioni macroscopiche clinicamente rilevanti.

Il quadro clinico muta drasticamente nel momento in cui interviene un fattore scatenante, come un trauma acuto o un carico articolare improprio e asimmetrico. In queste condizioni, i depositi calcifici preesistenti possono andare incontro a fenomeni di rottura meccanica o sfaldamento, rilasciando microcristalli nello spazio subacromiale o nei tessuti circostanti. Questo rilascio parcellare innesca una violenta risposta infiammatoria acuta di tipo macrofagico e sinoviale, sostenuta da citochine pro-infiammatorie, responsabile delle crisi iperalgiche acute tipiche della patologia.

Dal punto di vista della localizzazione anatomica, l'impegno monoarticolare più frequente si osserva a livello della spalla, con un coinvolgimento elettivo del tendine del muscolo sovraspinato. All'interno di questa struttura, le calcificazioni tendono a concentrarsi selettivamente nella cosiddetta "zona critica". Si tratta di un'area ipovascolare intrinseca, situata a pochissimi millimetri di distanza dall'inserzione del tendine sulla grande tuberosità dell'omero (entesi). La scarsa perfusione ematica di questa regione anatomica riduce la pressione parziale di ossigeno locale, favorendo la sofferenza cellulare, la necrosi focale e la successiva calcificazione distrofica. Al contrario, quando le manifestazioni si presentano in forma bilaterale e multifocale, l'insulto meccanico locale non è più sufficiente a spiegare la patologia; in questi fenotipi clinici vengono chiamati in causa fattori locali e sistemici strettamente correlati a dismetabolicità sistemiche, tra cui spiccano l'ipertiroidismo, il diabete mellito e le patologie secretive delle paratiroidi (come l'iperparatiroidismo), che alterano l'omeostasi fosfo-calcica e glucidica sistemica.

Nella gestione terapeutica della flogosi e della sintomatologia dolorosa associata a queste alterazioni articolari e tendinee, la fitoterapia scientifica ha assunto un ruolo di primo piano, supportata da rigorosi dati clinici. La ricerca molecolare si è concentrata in particolare sulla curcumina, il principio attivo polifenolico estratto dal rizoma di Curcuma longa, noto per la sua capacità di inibire la traslocazione nucleare del fattore di trascrizione NF-kappa e, di conseguenza, di bloccare la sintesi di mediatori infiammatori come COX-2, TNF-alpha e interleuchine.

A conferma dell'efficacia clinica di questo fitocomplesso, una rilevante metanalisi pubblicata nel 2016 ha vagliato la letteratura scientifica internazionale identificando 8 studi clinici randomizzati (RCT) di buona qualità metodologica, volti a testare l'efficacia dell'estratto di curcuma nell'alleviare la sintomatologia dell'artrite articolare. I risultati emersi dall'analisi statistica dei dati hanno confermato la solidità dell'intervento:

·        Tre degli RCT inclusi hanno documentato una riduzione del dolore significativamente maggiore nei gruppi trattati con curcuma/curcumina rispetto al placebo, utilizzando come strumento di misurazione standardizzato il Pain Visual Analogue Score (PVAS).

·        Quattro RCT hanno evidenziato una netta diminuzione dei sintomi clinici dell'osteoartrite – analizzando specificamente i domini del dolore, della rigidità articolare e della limitazione funzionale – quantificati mediante il punteggio del Western Ontario and McMaster Universities Osteoarthritis Index (WOMAC).

·        In cinque degli studi analizzati, la curcuma/curcumina ha dimostrato una non-inferiorità clinica rispetto alla terapia farmacologica convenzionale del dolore (FANS o analgesici di sintesi), dimostrandosi ugualmente efficace nella riduzione del punteggio PVAS, ma con un profilo di tollerabilità gastrointestinale nettamente superiore.

La conclusione condivisa della metanalisi del 2016 ha stabilito che la somministrazione standardizzata di estratto di curcuma risulta efficace e sicura nel trattamento delle affezioni articolari e dei quadri dolorosi correlati. Tali evidenze sono state ulteriormente corroborate da una successiva metanalisi del 2018, la quale ha preso in esame molteplici RCT focalizzati sull'utilizzo di diversi integratori alimentari e fitocomplessi nel trattamento dell'artrosi, confermando la necessità di standardizzare gli estratti vegetali per ottimizzare la cinetica di assorbimento e garantire la massima efficacia clinica nel tempo.

Riferimenti bibliografici

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