La fitoterapia, dal greco phytòn (pianta) e therapéia (cura), è una disciplina scientifica formulata sull’impiego di piante medicinali e loro derivati a scopo preventivo, curativo e di supporto al benessere psico-fisico. Nel panorama moderno della medicina integrata, la fitoterapia e la nutrizione biomolecolare sono ampiamente utilizzate dai pazienti oncologici per mitigare la tossicità dei trattamenti convenzionali, potenziare la risposta immunitaria e modulare le vie di segnalazione cellulare coinvolte nella tumorigenesi.
I presidi fitoterapici e fitochimici maggiormente impiegati in oncologia clinica e nei protocolli sperimentali integrati includono:
· Artemisia (Artemisia annua): Evidenzia attività antiproliferativa e pro-apoptotica nei carcinomi di prostata, mammella e colon attraverso la generazione di ROS ferro-dipendenti; richiede tuttavia un rigoroso monitoraggio epatosplancnico, cardiaco e renale.
· Astragalo (Astragalus membranaceus): Sostanza cardine della medicina tradizionale cinese, esercita un'inibizione diretta sulla crescita neoplastica ed è impiegata nel carcinoma polmonare per contenere l'immunosoppressione.
· Aloe Vera e Aloe Arborescens: Sostanze ad azione ricostituente e immunomodulante usate per favorire il recupero organico post-chemioterapia.
· Aglio (Allium sativum L.): Noto per l'azione antibatterica e cardioprotettiva, contiene molecole solforate idonee a inibire la carcinogenesi.
· Boswellia serrata: Ricca di acidi boswellici ad azione anti-5-LOX, trova impiego elettivo nell'edema peritumorale e nei tumori gliali.
· Curcumina: Polifenolo estratto dalla Curcuma longa ad azione antinfiammatoria, pro-apoptotica e anti-angiogenetica.
· Echinacea (Echinacea purpurea/angustifolia): Impiegata come immunostimolante aspecifico e antinfiammatorio sistemico.
· Ginseng (Panax ginseng): Utilizzato nel trattamento della cancer-related fatigue e per migliorare il profilo immunitario.
· Hypericum perforatum (Erba di San Giovanni): Utilizzato nelle sindromi depressive lievi o moderate legate alla diagnosi oncologica.
· Kava (Piper methysticum) e Valeriana (Valeriana officinalis): Utilizzate per la modulazione dell'ansia, del distress psicologico e dell'insonnia.
· Vischio (Viscum album): Ampiamente studiato per la riduzione delle tossicità della chemioterapia e il miglioramento della qualità di vita.
· Zenzero (Zingiber officinale): Efficace antiemetico naturale nella gestione della nausea da chemioterapici (CINV).
Nei semi di Nigella sativa (SNS) e di sesamo, il timochinone (TC) rappresenta il composto bioattivo maggiormente caratterizzato. Il TC agisce come un pan-inibitore della sintesi dei prostanoidi, bloccando simultaneamente le vie enzimatiche della ciclossigenasi (COX) e della lipossigenasi (LOX), sebbene i suoi complessi pathway molecolari di soppressione neoplastica siano tuttora oggetto di approfondita indagine.
Il selenio è un oligoelemento essenziale privo del quale l'organismo non può sintetizzare le selenoproteine fondamentali per l'omeostasi tiroidea e redox, quali la glutatione perossidasi e la tireoperossidasi (coinvolte nella modulazione di T3, T4 e tireoglobulina) e la iodiotironina deiodinasi (necessaria alla conversione di T4 nella forma attiva T3). Una carenza di selenio compromette il bilancio endocrino, incrementando la suscettibilità alle patologie tiroidee autoimmuni. L'eliminazione avviene prevalentemente per via renale; pertanto, la RDA raccomandata è di 55 µg/die nell'adulto, incrementabile a 60-70 µg/die in gravidanza e allattamento. Fonti primarie di selenio sono le noci del Brasile, arachidi, uova, grano integrale, crusca, orzo, lievito di birra, legumi, aglio, cipolla, funghi e semi oleosi (sesamo e girasole). Il contenuto effettivo nei cibi dipende fortemente dalla geochimica del suolo: l'elevata presenza di contaminanti o di zolfo (da piogge acide, fertilizzanti o terre vulcaniche) tende a complessare e inattivare il selenio, riducendone il riassorbimento vegetale.
Tra le Liliaceae, l'aglio (Allium sativum L.) esercita proprietà antitumorali derivanti dai composti organosolforati. Dalla lesione della matrice del bulbo si libera l'allicina, che si trasforma rapidamente in derivati solforati in grado di bloccare gli enzimi responsabili dell'attivazione dei carcinogeni, facilitare la riparazione del DNA, rallentare la progressione del ciclo cellulare e stimolare l'apoptosi selettiva delle cellule mutate senza intaccare i tessuti sani. Nel report del World Cancer Research Fund (WCRF), una dieta ad alto contenuto di aglio è associata a una probabile riduzione del rischio di cancro colon-rettale, con evidenze promettenti anche per esofago, pancreas, mammella, endometrio e prostata.
Analogamente, la cipolla (Allium cepa L.) apporta composti solforati in grado di sopprimere la proliferazione cellulare nei carcinomi mammari. La cipolla rappresenta la principale fonte di quercetina, un flavonoide con spiccate attività antinfiammatorie e di sensibilizzazione all'insulina (presente anche negli asparagi). La quercetina agisce attivando la proteina chinasi AMPK e modulando le sirtuine (SIRT1/SIRT2), prevenendo l'adipogenesi aberrante e conferendo un'importante protezione cardio-metabolica.
La mela (Malus domestica, Rosaceae), con particolare riferimento alla varietà Annurca, è ricca di polifenoli capaci di interferire con la replicazione del DNA nelle cellule del cancro colon-rettale, contrastando la formazione dei polipi intestinali mediante ipo-metilazione genomica con meccanismi analoghi ad alcuni farmaci antineoplastici di nuova generazione. La fisetina presente nella mela e nelle fragole induce l'apoptosi tumorale e agisce da mimetico del digiuno sui geni della longevità. La presenza di quercetina inibisce l'espressione e l'attività della COX-2, mentre l'abbondante frazione di pectina nella buccia sostiene la composizione eugonica del microbiota intestinale.
Sul piano nutrizionale, la riduzione o eliminazione della carne rossa trova fondamento su precise evidenze fisiopatologiche: essa contiene elevati livelli di acido arachidonico, acido grasso polinsaturato ad azione pro-infiammatoria, concentrato soprattutto negli animali da allevamento intensivo nutriti con mangimi a base di mais ricchi di Omega-6. Tali alimenti possono veicolare diossine e pesticidi lipofili che si accumulano nel tessuto adiposo. Inoltre, la carne rossa è ricca di ferro eme, potente agente pro-ossidante che catalizza la formazione di nitrosammine cancerogene nel lume intestinale.
L’Aloe Arborescens somministrata in associazione alle terapie oncologiche convenzionali migliora significativamente il punteggio di "qualità della vita" e l'EORTC performance status nei pazienti neoplastici, attenuando la tossicità sistemica dei trattamenti antiblastici e radioterapici. Il fitocomplesso dell'Aloe Arborescens è ricco di aloe-emodina (agente antiproliferativo e pro-apoptotico) e molecole antiossidanti radioprotettive. La raccolta delle foglie deve avvenire su piante di 5-7 anni: prima dei 4 anni l'aloina è altamente concentrata e può causare coliche e diarrea; con la maturazione la pianta trasforma l'aloina in aloe-emodina, priva di tossicità intestinale e dotata di attività citotossica tumorale diretta. L'Aloe Arborescens dimostra inoltre proprietà immunostimolanti e antimicrobiche, inibendo la crescita di Streptococcus e Shigella e proteggendo la mucosa gastrointestinale.
I meccanismi d'azione della curcumina includono l'inibizione della proliferazione e trasformazione neoplastica, l'attivazione dell'apoptosi, il blocco dell'angiogenesi tumorale, la soppressione della migrazione metastatica e la downregulated del pathway NF-κB. Somministrata in combinazione con la chemioterapia convenzionale, la curcumina esplica un forte effetto di chemiosensibilizzazione: in associazione al cisplatino, ad esempio, potenzia la soppressione delle linee cellulari del carcinoma squamocellulare testa-collo.
In micoterapia integrata, lo Shiitake (Lentinus edodes) contiene eritadenina e il beta-glucano lentinano, che attiva macrofagi, linfociti T e citochine (IL-1, IL-2). Nei carcinomi gastrici e colon-rettali avanzati, combinato alla chemioterapia (es. S-1), prolunga la sopravvivenza globale e riduce nausea e dolori. Il Reishi (Ganoderma lucidum), ricco di triterpeni (acidi ganodermici) e polisaccaridi, incrementa la citotossicità delle cellule Natural Killer (NK) e i livelli di IL-2, IL-6 e IFN-γ nei pazienti oncologici, esercitando un'azione sinergica con la chemioterapia nel carcinoma polmonare. L'associazione di estratti fungini purificati con Wasabi (Eutrema japonicum) esplica un'azione soppressiva sugli oncogeni e modula positivamente il metabolismo degli estrogeni.
Nell'ambito del supporto sintomatico, il polline sottoposto a decorticazione si è dimostrato un integratore sicuro ed efficace nei pazienti oncologici o in terapia ormonale, riducendo frequenza e intensità delle vampate e dei disturbi vasomotori della menopausa iatrogena.
Relativamente alle proprietà del Tè Verde (Camellia sinensis), ricerche condotte presso il Karolinska Institute dimostrano che l'epigallocatechina-3-gallato (EGCG) blocca l'angiogenesi tumorale inibendo la neovascolarizzazione, mentre studi del Cancer Chemotherapy Center di Tokyo evidenziano l'inibizione diretta della telomerasi. Meta-analisi cliniche indicano che un consumo elevato di tè verde (≥5 tazze/die) è correlato a una riduzione significativa del rischio di carcinoma polmonare e mammario.
Le Crucifere (Brassica oleracea, comprendente broccoli, cavolfiori, cavolini di Bruxelles e rape) contengono elevate concentrazioni di glucorafanina, precursore del sulforafano. Ricchi di vitamine A, C, K e minerali, i broccoli apportano fitoestrogeni e indolo-3-carbinolo, capaci di contrastare i tumori ormono-dipendenti (mammella e prostata) e di proteggere il tratto digerente dallo stress ossidativo mediante l'attivazione del pathway Nrf2.
Infine, un recente studio pilota clinico randomizzato in doppio cieco condotto su pazienti operati per cancro al colon-retto ha valutato la somministrazione ex-vivo dell'estratto di foglie di Graviola (Annona muricata per 8 settimane). Il siero dei pazienti trattati ha mostrato una citotossicità significativamente maggiore verso le linee cellulari tumorali COLO 205 e DLD-1 rispetto al placebo (p=0,013). Sebbene questi dati pilota suggeriscano potenziali dosaggi terapeutici equivalenti a 1030 mg di annonacina, si raccomanda cautela clinica per i possibili effetti collaterali ipotensivi e le interazioni farmacologiche dell'estratto.
Principali Riferimenti Bibliografici Citati nel Documento
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