L’allungamento dell’aspettativa di vita rappresenta uno dei più grandi successi della medicina moderna. Parallelamente, però, è aumentata la frequenza delle malattie croniche e con essa il numero di farmaci assunti ogni giorno dalla popolazione anziana.
Oggi una quota rilevante degli adulti anziani assume contemporaneamente più terapie farmacologiche per controllare condizioni come ipertensione arteriosa, diabete, malattie cardiovascolari, dolore cronico, osteoporosi, insonnia, disturbi dell’umore e reflusso gastroesofageo.
Questa situazione prende il nome di politerapia o polifarmacoterapia.
La politerapia non è necessariamente un errore: in molti casi è clinicamente appropriata e migliora sopravvivenza e qualità di vita. Tuttavia, quando il numero di farmaci aumenta oltre il reale beneficio atteso, cresce anche il rischio di effetti indesiderati, interazioni farmacologiche, ricoveri e perdita di autonomia.
Per questo motivo la moderna medicina geriatrica non considera più il numero di farmaci come unico parametro, ma valuta soprattutto il concetto di appropriatezza terapeutica.
Che cos’è la politerapia
Generalmente si definisce politerapia l’assunzione contemporanea di cinque o più farmaci.
In geriatria si distinguono:
- politerapia appropriata: quando ogni trattamento ha un beneficio dimostrato che supera i rischi;
- politerapia problematica: quando il carico terapeutico diventa eccessivo rispetto al beneficio reale.
Secondo i dati epidemiologici italiani e internazionali, la politerapia interessa una quota elevata della popolazione anziana e aumenta progressivamente con l’età.
Perché l’anziano è più vulnerabile agli effetti dei farmaci
L’invecchiamento modifica il modo in cui l’organismo gestisce i medicinali.
Si osservano cambiamenti in:
Assorbimento
Alterazioni della funzione gastrica possono modificare la disponibilità dei farmaci.
Distribuzione
Con l’età cambiano:
- massa muscolare;
- acqua corporea;
- tessuto adiposo.
Queste modificazioni alterano concentrazione e durata d’azione.
Metabolismo epatico
Il fegato tende a ridurre la capacità di trasformare alcune molecole.
Eliminazione renale
La funzione renale diminuisce fisiologicamente con l’età rendendo necessario rivalutare dosaggi e scelte terapeutiche.
Il concetto di deprescrizione
Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse verso la deprescrizione.
La deprescrizione consiste nella rivalutazione strutturata delle terapie per:
- eliminare farmaci non più necessari;
- ridurre interazioni;
- semplificare gli schemi terapeutici;
- migliorare aderenza e qualità di vita.
La deprescrizione non significa sospendere autonomamente i farmaci ma rivalutare il rapporto beneficio-rischio insieme al medico.
Statine nell’anziano: quando rivalutare il rapporto beneficio-rischio
Le statine rappresentano uno dei trattamenti più utilizzati per il controllo del rischio cardiovascolare.
Le evidenze mostrano benefici consolidati nella prevenzione cardiovascolare secondaria, cioè nei soggetti con malattia aterosclerotica documentata.
Nella prevenzione primaria nei grandi anziani il quadro è più complesso.
Le linee guida suggeriscono di considerare:
- rischio cardiovascolare globale;
- aspettativa di vita;
- fragilità;
- preferenze del paziente.
Negli anziani la scelta della molecola deve inoltre considerare funzione renale, tollerabilità e possibili interazioni.
Antipertensivi: il trattamento deve essere proporzionato
La pressione arteriosa rimane uno dei principali fattori modificabili di rischio cardiovascolare.
Tuttavia negli anziani molto fragili una riduzione eccessiva della pressione può associarsi a:
- cadute;
- vertigini;
- peggioramento della funzione renale;
- ridotta perfusione cerebrale.
Le moderne linee guida suggeriscono obiettivi personalizzati sulla base di:
- età biologica;
- autonomia;
- tollerabilità.
Terapia del diabete: il valore della personalizzazione
Nel soggetto anziano il controllo glicemico deve bilanciare efficacia e sicurezza.
Riduzioni troppo aggressive della glicemia possono aumentare il rischio di:
- ipoglicemia;
- cadute;
- ospedalizzazioni.
Per questo gli obiettivi metabolici vengono spesso adattati in base a:
- fragilità;
- presenza di altre malattie;
- stato funzionale.
FANS: attenzione all’uso cronico
Gli antinfiammatori non steroidei rappresentano una delle classi più utilizzate.
Il loro impiego protratto può aumentare il rischio di:
- sanguinamenti gastrointestinali;
- insufficienza renale;
- peggioramento dello scompenso cardiaco;
- eventi cardiovascolari.
Per il dolore cronico è spesso utile valutare strategie multimodali.
Inibitori di pompa protonica: rivalutare la necessità nel tempo
Farmaci frequentemente prescritti per reflusso o gastroprotezione.
In molti casi risultano appropriati.
Quando utilizzati per periodi molto lunghi senza rivalutazione possono essere associati a:
- alterazioni dell’assorbimento di nutrienti;
- aumento del rischio di infezioni gastrointestinali;
- possibili modificazioni del metabolismo minerale.
Antidepressivi e anziano
La depressione nell’anziano è una condizione reale e merita trattamento.
La scelta terapeutica deve però considerare:
- rischio di cadute;
- interazioni;
- carico anticolinergico;
- effetti sulla pressione arteriosa.
Anche gli interventi non farmacologici possono avere un ruolo importante nei quadri selezionati.
Benzodiazepine: efficacia e sicurezza nel lungo periodo
Le benzodiazepine sono spesso utilizzate per insonnia e ansia.
L’uso cronico è associato a maggiore rischio di:
- sedazione;
- alterazioni cognitive;
- cadute;
- dipendenza.
Le linee guida suggeriscono particolare cautela nell’impiego prolungato.
Il ruolo della nutrizione nella riduzione della fragilità
Un aspetto spesso sottovalutato è che alimentazione e stato nutrizionale influenzano direttamente risposta ai farmaci e tollerabilità.
Una nutrizione adeguata contribuisce a:
- mantenere massa muscolare;
- sostenere metabolismo epatico;
- ridurre fragilità;
- favorire recupero clinico.
Particolare attenzione va riservata a:
- apporto proteico;
- idratazione;
- stato della vitamina D;
- attività fisica regolare.
Domande utili da discutere con il medico
Per ogni farmaco assunto può essere utile chiedere:
- perché lo sto assumendo;
- è ancora necessario;
- quale beneficio mi aspetto;
- esistono alternative;
- è compatibile con le altre terapie.
Conclusioni
La politerapia non è di per sé un problema: spesso è il risultato della buona pratica clinica.
Diventa però fondamentale rivalutare periodicamente ogni trattamento per assicurarsi che continui a offrire più benefici che rischi.
Nell’anziano la qualità della cura non dipende dal numero di farmaci, ma dalla capacità di costruire terapie proporzionate, personalizzate e sostenibili nel tempo.
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