L’invecchiamento rappresenta uno dei principali cambiamenti demografici della nostra epoca e pone nuove sfide alla medicina preventiva e nutrizionale. Tra queste, una delle condizioni più frequenti e spesso sottovalutate è la malnutrizione.
Quando si parla di malnutrizione si tende spontaneamente a pensare alla carenza estrema di cibo o a contesti di grave povertà. In realtà il significato clinico del termine è molto più ampio e comprende tutte quelle situazioni nelle quali l’organismo riceve, utilizza o metabolizza nutrienti in modo non adeguato rispetto ai propri fabbisogni.
Questo significa che una persona può essere malnutrita sia perché mangia troppo poco, sia perché si alimenta in modo squilibrato o con un apporto non adeguato di nutrienti essenziali.
Nella popolazione anziana la malnutrizione assume caratteristiche particolarmente complesse perché spesso coesistono condizioni apparentemente opposte: sovrappeso, obesità, perdita muscolare, fragilità e riduzione dello stato nutrizionale.
Comprendere i meccanismi che conducono alla malnutrizione significa sviluppare strategie efficaci per preservare autonomia, forza fisica e qualità della vita.
Che cos’è la malnutrizione
La malnutrizione è definita come una condizione caratterizzata da alterazioni della composizione corporea e delle funzioni biologiche dovute a uno squilibrio tra:
- fabbisogni dell’organismo;
- apporto nutrizionale;
- utilizzazione dei nutrienti.
Le conseguenze possono interessare:
- struttura corporea;
- metabolismo;
- sistema immunitario;
- funzione muscolare;
- recupero clinico;
- sopravvivenza.
Secondo i criteri internazionali GLIM (Global Leadership Initiative on Malnutrition), la diagnosi richiede l’integrazione di dati clinici, perdita di peso, riduzione della massa muscolare e valutazione delle condizioni patologiche associate.
Perché l’anziano è più esposto alla malnutrizione
L’età avanzata comporta modificazioni fisiologiche che rendono più difficile mantenere un adeguato equilibrio nutrizionale.
Tra i fattori più rilevanti troviamo:
Riduzione dell’appetito
Con l’età diminuiscono i segnali fisiologici della fame.
Questo fenomeno è noto come anoressia dell’invecchiamento.
Contribuiscono:
- modificazioni ormonali;
- rallentato svuotamento gastrico;
- alterazioni neuroendocrine.
Alterazioni del gusto e dell’olfatto
La riduzione della percezione sensoriale diminuisce il piacere del pasto e porta spesso a mangiare meno.
Problemi dentari e difficoltà di masticazione
La perdita di denti o l’utilizzo di protesi poco tollerate possono limitare il consumo di alimenti ricchi di nutrienti.
Malattie croniche
Molte patologie aumentano il rischio nutrizionale:
- diabete;
- insufficienza cardiaca;
- insufficienza respiratoria;
- neoplasie;
- malattie neurologiche.
Politerapia farmacologica
L’assunzione contemporanea di più farmaci può modificare:
- appetito;
- assorbimento intestinale;
- percezione del gusto.
Riduzione dell’autonomia
Difficoltà economiche, isolamento sociale o limitazioni funzionali possono compromettere la preparazione dei pasti.
Sovrappeso e obesità nell’anziano: il paradosso della malnutrizione
Un aspetto poco conosciuto è che sovrappeso e obesità non escludono la malnutrizione.
Un anziano può presentare:
- eccesso di tessuto adiposo;
- riduzione della massa muscolare;
- carenze nutrizionali.
Questa condizione viene definita obesità sarcopenica.
I dati italiani del sistema di sorveglianza Passi d’Argento hanno evidenziato che oltre la metà degli ultra sessantaquattrenni presenta eccesso ponderale.
Con l’aumentare dell’età aumenta invece la frequenza di perdita involontaria di peso e di sottopeso.
Le conseguenze dell’eccesso di peso nell’anziano
L’eccesso ponderale determina conseguenze che vanno oltre il semplice aumento del peso corporeo.
Riduzione della mobilità
L’aumento del carico corporeo rende più difficile:
- camminare;
- alzarsi;
- mantenere equilibrio.
Peggioramento respiratorio
L’eccesso adiposo aumenta il lavoro respiratorio e favorisce dispnea da sforzo.
Sovraccarico osteoarticolare
Le articolazioni, già interessate dai cambiamenti dell’età, vengono sottoposte a maggiore stress meccanico.
Incremento del rischio cardiovascolare
L’eccesso di tessuto adiposo contribuisce a:
- ipertensione;
- dislipidemia;
- diabete;
- aterosclerosi.
Quando prevale il problema opposto: iponutrizione e sarcopenia
Nelle età più avanzate il quadro tende spesso a modificarsi.
Diventano più frequenti:
- perdita di peso involontaria;
- riduzione della massa muscolare;
- diminuzione della forza.
La sarcopenia rappresenta una delle principali conseguenze della malnutrizione proteico-energetica.
Quando il corpo non riceve nutrienti sufficienti utilizza il muscolo come principale riserva metabolica.
Massa muscolare e invecchiamento
Il muscolo non svolge soltanto una funzione motoria.
Partecipa a:
- metabolismo del glucosio;
- equilibrio energetico;
- funzione immunitaria;
- produzione di miochine;
- salute ossea.
Con il passare degli anni il muscolo sviluppa una minore sensibilità agli stimoli nutrizionali, fenomeno definito resistenza anabolica.
Questo rende necessario un apporto proteico adeguato.
Alimentazione nell’anziano: principi di prevenzione
La dieta dovrebbe essere:
varia;
completa;
facilmente masticabile;
ricca di nutrienti.
Elementi centrali:
verdure;
frutta;
legumi;
cereali integrali;
olio extravergine di oliva ed oli vegetali ricchi omega 3;
pesce;
uova;
fonti proteiche di elevato valore biologico.
Particolare attenzione deve essere rivolta alla qualità delle proteine.
Il ruolo delle proteine
Le principali società scientifiche suggeriscono:
circa 1,0–1,2 g/kg/die di proteine nell’anziano sano;
1,2–1,5 g/kg/die in presenza di fragilità o malattie croniche.
Distribuire le proteine nei diversi pasti può contribuire a sostenere la sintesi proteica muscolare.
Particolare interesse è rivolto agli aminoacidi essenziali e alla leucina, coinvolta nell’attivazione della sintesi proteica.
Attività fisica e nutrizione: una strategia integrata
La nutrizione da sola non è sufficiente.
L’attività fisica regolare:
- stimola il mantenimento muscolare;
- migliora il metabolismo;
- riduce il rischio di cadute;
- preserva l’autonomia.
Anche esercizi adattati all’età possono produrre benefici clinicamente rilevanti.
La malnutrizione nell’anziano è una condizione complessa che comprende sia eccesso sia carenza nutrizionale.
Riconoscere precocemente perdita di peso, riduzione della forza, modificazioni dell’appetito e cambiamenti della composizione corporea consente di intervenire prima che si instaurino fragilità e perdita di autonomia.
Una nutrizione adeguata, associata all’attività fisica e al monitoraggio dello stato nutrizionale, rappresenta uno degli strumenti più importanti per promuovere un invecchiamento attivo e in salute.
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