Il Nuad Bo Rarn in oncologia: massaggio thailandese e aromaterapia per sostenere il benessere e la qualità della vita
il 06/11/2026

Il Nuad Bo Rarn in oncologia: massaggio thailandese e aromaterapia per sostenere il benessere e la qualità della vita

Il corpo come parte del percorso di cura

Ricevere una diagnosi oncologica e affrontare un percorso terapeutico significa attraversare cambiamenti che coinvolgono non soltanto l’organismo, ma anche la percezione del proprio corpo, la sfera emotiva, il sonno, la capacità di rilassarsi e il rapporto con il dolore.

Chemioterapia, radioterapia, interventi chirurgici e terapie farmacologiche possono provocare effetti collaterali che persistono anche dopo la conclusione dei trattamenti. Tra questi, la neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia rappresenta una delle complicanze più difficili da gestire, perché può compromettere la sensibilità, la mobilità e le normali attività quotidiane.

In questo contesto, le pratiche corporee complementari possono assumere un ruolo interessante nel sostenere la qualità della vita. Il massaggio thailandese tradizionale, conosciuto come Nuad Bo Rarn, associato a un utilizzo prudente e personalizzato dell'aromaterapia, offre un'esperienza che coinvolge il contatto, la respirazione, la percezione sensoriale e il rilassamento.

È importante chiarire fin dall'inizio che il massaggio e l'aromaterapia non curano il tumore e non sostituiscono le terapie oncologiche. Il loro possibile contributo riguarda soprattutto il benessere psicofisico, la gestione di alcuni sintomi e il miglioramento della relazione con il proprio corpo.

Nuad Bo Rarn: una pratica corporea che integra contatto e consapevolezza

Il Nuad Bo Rarn è una forma tradizionale di massaggio thailandese che combina pressioni manuali, mobilizzazioni articolari, allungamenti assistiti e stimolazioni di specifiche aree corporee. Nella sua forma tradizionale può prevedere manovre anche intense e profonde.

Quando viene proposto a una persona con patologia oncologica, tuttavia, non deve essere applicato secondo modalità standard. È necessario adattarlo profondamente alle condizioni cliniche, trasformandolo in un trattamento delicato, rispettoso dei limiti individuali e concordato con il personale sanitario.

Il valore di questa pratica, nel contesto oncologico, può essere ricercato in diversi aspetti:

·         Contatto corporeo consapevole: un tocco delicato e non invasivo può favorire una percezione più positiva del corpo, soprattutto quando le terapie hanno modificato la sensibilità o provocato dolore.

·         Rilassamento muscolare: le manovre leggere possono contribuire a ridurre la sensazione soggettiva di tensione e rigidità.

·         Percezione del movimento: mobilizzazioni dolci e adattate possono aiutare a mantenere una relazione più serena con il movimento, quando consentito dalle condizioni cliniche.

·         Attenzione al respiro: accompagnare il trattamento con una respirazione tranquilla può favorire una maggiore consapevolezza delle sensazioni corporee.

·         Benessere emotivo: un ambiente accogliente, il tempo dedicato alla persona e la qualità del contatto possono contribuire a ridurre la sensazione di stress e favorire il rilassamento.

Non bisogna però confondere il massaggio thailandese con un trattamento riabilitativo della neuropatia. In presenza di deficit sensitivi o motori, la scelta delle manovre deve essere effettuata con particolare cautela, perché il paziente potrebbe non percepire correttamente l'intensità della pressione o la posizione delle articolazioni.

Neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia: perché può persistere nel tempo

La neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia, indicata con la sigla NPIC o CIPN, è un effetto collaterale neurologico associato soprattutto ad alcune categorie di farmaci antitumorali:

·         derivati del platino, come cisplatino e oxaliplatino;

·         taxani, come paclitaxel e docetaxel;

·         alcaloidi della vinca;

·         inibitori del proteasoma, come bortezomib.

Questi farmaci possono interferire con il funzionamento dei neuroni periferici, provocando alterazioni che interessano soprattutto le fibre nervose sensoriali.

I sintomi più frequenti comprendono:

·         formicolio e intorpidimento delle mani e dei piedi;

·         sensazione di bruciore;

·         dolore neuropatico;

·         ipersensibilità al caldo e al freddo;

·         sensazioni anomale al contatto;

·         difficoltà a percepire correttamente la posizione degli arti;

·         alterazioni dell'equilibrio e della coordinazione.

In alcuni pazienti, i disturbi diminuiscono progressivamente dopo la fine della chemioterapia; in altri possono persistere a lungo e interferire con la qualità della vita.

Stress ossidativo e disfunzione mitocondriale

La neuropatia da chemioterapia è una condizione complessa, nella quale intervengono diversi meccanismi biologici.

Uno dei più importanti riguarda la produzione eccessiva di specie reattive dell'ossigeno, o ROS, che può compromettere l'equilibrio redox cellulare.

I mitocondri, responsabili della produzione di energia, possono subire alterazioni funzionali e contribuire all'aumento dello stress ossidativo. Questo fenomeno può interferire con il metabolismo neuronale, il trasporto assonale e la capacità delle cellule nervose di mantenere la propria integrità.

A questi processi si aggiungono:

·         alterazioni della struttura e della funzione degli assoni;

·         modificazioni delle membrane cellulari;

·         disfunzione dei canali ionici;

·         attivazione di processi neuroinfiammatori;

·         alterazioni della trasmissione degli stimoli dolorosi.

Il risultato è una maggiore sensibilità del sistema nervoso periferico, che può interpretare come dolorosi anche stimoli normalmente innocui.

I recettori TRP: il collegamento tra stimoli sensoriali e dolore neuropatico

Un aspetto particolarmente interessante della ricerca riguarda la famiglia dei recettori TRP, acronimo di Transient Receptor Potential.

Si tratta di canali ionici presenti sulle membrane cellulari, coinvolti nella percezione della temperatura, degli stimoli chimici e di alcune sollecitazioni fisiche.

Questi recettori partecipano alla trasmissione degli stimoli sensoriali e possono contribuire alla comparsa di iperalgesia e allodinia, due manifestazioni caratteristiche del dolore neuropatico.

Tra quelli maggiormente studiati troviamo:

TRPV1

È sensibile al calore, alla capsaicina e a diversi segnali chimici. Partecipa alla trasmissione degli stimoli dolorosi e può essere coinvolto nei meccanismi di sensibilizzazione neuronale associati ad alcuni chemioterapici.

TRPA1

È un canale sensibile a numerose molecole reattive e a sostanze associate allo stress ossidativo. Può contribuire alla percezione di stimoli irritanti e dolorosi.

TRPM8

È coinvolto nella percezione del freddo e può essere attivato dal mentolo. La sua modulazione rappresenta un interessante ambito di ricerca per il trattamento di alcune forme di dolore e disestesia.

TRPV2 e TRPV4

Partecipano alla risposta a stimoli fisici, meccanici e termici e sono coinvolti nella regolazione della sensibilità neuronale.

La ricerca su questi recettori è importante perché permette di comprendere come alcune sostanze aromatiche e molecole vegetali possano interagire con i sistemi di percezione sensoriale.

Aromaterapia: il valore degli stimoli olfattivi e delle molecole aromatiche

Gli oli essenziali sono miscele complesse di sostanze volatili, appartenenti a diverse famiglie chimiche, tra cui monoterpeni, sesquiterpeni, alcoli, esteri, aldeidi e fenoli.

Il loro utilizzo in aromaterapia può essere considerato attraverso due principali modalità: l'inalazione e l'applicazione cutanea dopo adeguata diluizione.

La prima coinvolge soprattutto il sistema olfattivo e le sue connessioni con le aree cerebrali che partecipano alla regolazione delle emozioni, della memoria e delle risposte comportamentali.

La seconda comporta un'esposizione cutanea a sostanze aromatiche che, a seconda della loro composizione, possono interagire con le strutture della pelle e con alcuni sistemi sensoriali.

Il collegamento tra olfatto, sistema limbico e risposta emotiva

L'olfatto possiede una relazione diretta con circuiti cerebrali coinvolti nella memoria e nella regolazione emotiva.

Per questo motivo, una fragranza percepita come gradevole può evocare sensazioni di tranquillità, familiarità e sicurezza, mentre odori sgraditi possono provocare reazioni di disagio.

Durante un trattamento corporeo, la scelta di una profumazione gradita al paziente può contribuire a rendere l'esperienza più accogliente e rilassante.

La lavanda, per esempio, è una delle essenze maggiormente studiate nell'ambito del benessere e della gestione dello stress. Le evidenze disponibili suggeriscono possibili effetti favorevoli su alcuni parametri psicologici, ma non consentono di attribuirle un'azione terapeutica sulla neuropatia oncologica.

Il National Cancer Institute considera l'aromaterapia soprattutto una pratica di supporto alla qualità della vita delle persone con tumore, sottolineando che le evidenze riguardano principalmente il benessere e la gestione di alcuni sintomi, non il trattamento della malattia oncologica.

Oli essenziali e dolore neuropatico: quali evidenze cliniche abbiamo?

Una parte interessante della ricerca riguarda l'impiego del massaggio aromaterapico nei pazienti con neuropatia periferica di diversa origine.

Lavanda e massaggio aromaterapico

Uno studio clinico randomizzato pubblicato nel 2017 ha valutato gli effetti del massaggio aromaterapico in 46 pazienti con neuropatia diabetica.

Il trattamento prevedeva tre sedute settimanali per quattro settimane, con una combinazione di oli essenziali comprendente rosmarino, geranio, lavanda, eucalipto e camomilla.

Al termine del periodo di osservazione, il gruppo sottoposto al massaggio aromaterapico mostrava una riduzione significativa dei punteggi relativi al dolore neuropatico e un miglioramento della qualità della vita rispetto al gruppo di controllo.

Un ulteriore studio randomizzato, pubblicato nel 2021, ha valutato l'impiego dell'olio essenziale di lavanda in pazienti con neuropatia diabetica.

Il protocollo prevedeva l'applicazione di una preparazione al 3% sui piedi, accompagnata da un massaggio delicato di dieci minuti ogni sera per quattro settimane.

I risultati hanno evidenziato una riduzione del dolore e un miglioramento di alcuni domini della qualità della vita rispetto ai gruppi di controllo.

Questi studi sono interessanti perché suggeriscono che il beneficio possa derivare dalla combinazione di più elementi: contatto manuale, stimolazione sensoriale, percezione olfattiva e momento dedicato al rilassamento.

Mentolo e recettore TRPM8: un'evidenza clinica direttamente oncologica

Un dato particolarmente interessante proviene da uno studio randomizzato pubblicato nel 2024, relativo all'applicazione topica del mentolo in pazienti con tumore al seno sottoposte a chemioterapia con paclitaxel.

Lo studio ha coinvolto 60 pazienti, suddivise in un gruppo di intervento e uno di controllo.

Nel gruppo di intervento è stato utilizzato mentolo all'1%, applicato sulle mani e sui piedi due volte al giorno.

Dopo tre e sei settimane, il gruppo trattato ha mostrato un miglioramento dei sintomi della neuropatia periferica superiore a quello osservato nel gruppo di controllo.

Il risultato è rilevante perché riguarda direttamente la neuropatia indotta dalla chemioterapia e non una neuropatia di altra origine.

Il mentolo è noto per la sua capacità di attivare il recettore TRPM8, coinvolto nella percezione del freddo. La sua interazione con questo sistema sensoriale può modificare la percezione degli stimoli e contribuire alla modulazione del dolore.

Il massaggio come esperienza di mindfulness

Un ulteriore aspetto da considerare è la relazione tra massaggio, consapevolezza corporea e mindfulness.

La mindfulness è una modalità di attenzione intenzionale al momento presente, caratterizzata dall'osservazione delle sensazioni, dei pensieri e delle emozioni senza giudizio.

Durante un massaggio eseguito con delicatezza, la persona può essere accompagnata a concentrarsi su:

·         ritmo e profondità del respiro;

·         sensazione del contatto sulla pelle;

·         percezione delle tensioni muscolari;

·         sensazioni di calore e rilassamento;

·         cambiamenti nella percezione del proprio corpo.

Questa esperienza può essere particolarmente significativa per chi affronta un percorso oncologico.

La malattia e i trattamenti possono infatti modificare profondamente il rapporto con il corpo: cicatrici, perdita dei capelli, alterazioni della sensibilità, dolore, stanchezza e cambiamenti dell'immagine corporea possono generare un senso di estraneità e vulnerabilità.

Un trattamento manuale rispettoso può offrire uno spazio nel quale ritrovare gradualmente una percezione corporea meno condizionata dal dolore e dalla preoccupazione.

Cosa indicano gli studi sulla mindfulness?

Una revisione sistematica con metanalisi pubblicata nel 2024 ha analizzato 29 studi randomizzati, per un totale di partecipanti appartenenti alla popolazione universitaria.

I risultati hanno evidenziato riduzioni statisticamente significative dell'ansia, della depressione e dello stress percepito, rispettivamente con valori di SMD pari a 0,29, 0,32 e 0,41 in termini di entità dell'effetto.

La ricerca ha inoltre evidenziato miglioramenti in alcuni aspetti della consapevolezza e della gentilezza verso se stessi. Non sono invece emerse differenze significative per la qualità del sonno e la funzione sociale.

Il Nuad Bo Rarn adattato può essere concepito come un'esperienza corporea che incorpora alcuni principi della mindfulness.

Oli essenziali e tumore al seno: cosa significa davvero la ricerca sulla somministrazione sistemica?

Un tema che merita particolare attenzione riguarda gli studi sugli effetti antitumorali degli oli essenziali e dei loro costituenti.

La ricerca preclinica ha indagato la possibilità che alcune molecole aromatiche possano interferire con processi biologici coinvolti nella crescita delle cellule tumorali, nella proliferazione, nella sopravvivenza cellulare e nella risposta allo stress ossidativo.

Una revisione pubblicata nel 2024 ha esaminato le evidenze disponibili sugli oli essenziali e sulle loro nanoformulazioni nella ricerca sul tumore al seno.

Gli studi considerati comprendono esperimenti in vitro e modelli animali, nei quali alcuni oli essenziali o loro componenti hanno mostrato attività biologiche potenzialmente interessanti.

La revisione ha inoltre approfondito il ruolo della nanotecnologia, che potrebbe contribuire a migliorare alcune caratteristiche degli oli essenziali, tra cui:

·         stabilità chimica;

·         solubilità;

·         protezione dalla degradazione;

·         distribuzione dei composti;

·         possibilità di controllarne il rilascio.

L'incapsulamento in nanostrutture rappresenta una strategia di ricerca per superare alcuni limiti farmacologici delle sostanze aromatiche.

Dalla sperimentazione di laboratorio all'applicazione clinica

È fondamentale distinguere tre livelli di evidenza.

1. Studi in vitro

Le molecole vengono studiate su colture cellulari tumorali per valutare eventuali effetti sulla proliferazione, sulla vitalità cellulare e sui meccanismi molecolari coinvolti nella progressione tumorale.

2. Studi in vivo

Le sostanze vengono valutate in modelli animali per approfondire aspetti come distribuzione, metabolismo, tossicità ed eventuale attività biologica sull'organismo.

3. Studi clinici

Le sostanze vengono somministrate a persone per verificare efficacia, sicurezza, dosaggio, interazioni e possibili benefici terapeutici.

Per quanto riguarda gli oli essenziali e le loro nanoformulazioni nel tumore al seno, le evidenze descritte nella revisione del 2024 sono prevalentemente precliniche.

Non esistono quindi elementi sufficienti per affermare che l'assunzione sistemica di oli essenziali possa curare il tumore al seno, ridurre le recidive o potenziare in modo dimostrato l'efficacia della chemioterapia.

La ricerca sulle nanoformulazioni non deve essere confusa con la possibilità di assumere oli essenziali per bocca. Le preparazioni sperimentali utilizzate nei laboratori sono sistemi tecnologici specifici, caratterizzati da composizione, dosaggio, veicolazione e controlli di sicurezza che non possono essere riprodotti con l'assunzione di comuni prodotti aromatici.

Perché non è consigliabile assumere oli essenziali autonomamente durante le terapie oncologiche

Gli oli essenziali sono miscele concentrate di sostanze biologicamente attive. La loro assunzione per via orale può comportare rischi di tossicità e possibili interazioni con i farmaci.

Alcuni componenti possono essere metabolizzati attraverso sistemi enzimatici coinvolti anche nella trasformazione dei farmaci, tra cui gli enzimi del citocromo P450.

In un paziente oncologico questo aspetto è particolarmente importante, perché un'interferenza con il metabolismo dei medicinali potrebbe modificare l'esposizione al farmaco e il suo profilo di sicurezza.

Per questo motivo, gli oli essenziali non devono essere proposti come antitumorali da assumere per via sistemica al di fuori di protocolli di ricerca clinica e di una valutazione specialistica.

L'interesse scientifico per le loro proprietà precliniche deve essere mantenuto, ma senza anticipare conclusioni che la ricerca clinica non ha ancora dimostrato.

Come integrare il Nuad Bo Rarn con l'aromaterapia nel percorso oncologico

Un trattamento complementare rivolto a persone con tumore deve partire dalla condizione clinica della persona, non da un protocollo standard.

Il Nuad Bo Rarn tradizionale, caratterizzato anche da pressioni profonde, allungamenti e mobilizzazioni, deve essere modificato in modo sostanziale per poter essere eventualmente utilizzato in questo contesto.

Un approccio prudente può prevedere:

Valutazione preliminare

Prima di iniziare è necessario conoscere la storia oncologica, le terapie in corso, gli eventuali interventi chirurgici, la presenza di metastasi, la neuropatia, la fragilità cutanea e le alterazioni della coagulazione.

Contatto delicato e progressivo

Le pressioni profonde, le manovre energiche e gli allungamenti forzati devono essere evitati. Il contatto va adattato alla sensibilità individuale e interrotto in caso di dolore, bruciore o disagio.

Attenzione alle mani e ai piedi

Nei pazienti con neuropatia, le estremità possono presentare alterazioni importanti della sensibilità. La pressione deve essere molto leggera, perché il paziente potrebbe non riconoscere tempestivamente uno stimolo eccessivo o un potenziale danno cutaneo.

Aromaterapia personalizzata

La scelta degli oli essenziali deve considerare la tollerabilità individuale, le allergie, la sensibilità agli odori, le condizioni della cute e le eventuali indicazioni del team oncologico.

La lavanda può essere presa in considerazione per la componente olfattiva e per l'esperienza di rilassamento. Non deve però essere presentata come trattamento dimostrato della neuropatia da chemioterapia.

Respirazione e attenzione sensoriale

Il paziente può essere accompagnato a respirare con tranquillità e a riconoscere le sensazioni corporee durante il trattamento, senza imporre esercizi o posture che provochino affaticamento.

Sicurezza: le precauzioni indispensabili nel paziente oncologico

La sicurezza è una condizione essenziale per qualsiasi intervento complementare.

Il massaggio deve essere eseguito da operatori adeguatamente formati, con conoscenza delle principali complicanze oncologiche e delle limitazioni imposte dalle terapie.

Particolare attenzione deve essere riservata a:

·         Metastasi ossee: evitare pressioni, trazioni e mobilizzazioni che possano aumentare il rischio di fratture.

·         Trombocitopenia: le basse concentrazioni di piastrine aumentano il rischio di sanguinamento e formazione di ematomi.

·         Terapie anticoagulanti: richiedono una valutazione specifica del rischio emorragico.

·         Trombosi venosa o sospetta trombosi: non effettuare massaggi sull'area interessata.

·         Interventi chirurgici recenti: rispettare i tempi di guarigione e le indicazioni del chirurgo.

·         Radiodermiti e lesioni cutanee: evitare le aree irritate, infiammate, lesionate o particolarmente fragili.

·         Port, cateteri e dispositivi medici: evitare qualsiasi pressione o trazione nelle aree interessate.

·         Linfedema: non eseguire manovre di massaggio generiche sull'arto interessato; eventuali interventi specifici devono essere affidati a professionisti formati nella gestione del linfedema.

Il massaggio non deve essere eseguito direttamente su tumori, aree interessate da metastasi o sedi chirurgiche non guarite.

Le indicazioni di sicurezza del National Center for Complementary and Integrative Health e le raccomandazioni rivolte agli operatori di oncologia integrata sottolineano l'importanza di adattare pressione, durata e aree di trattamento alle condizioni del paziente.

Attenzione particolare agli oli essenziali

La cute del paziente oncologico può essere più vulnerabile a causa dei trattamenti, della disidratazione, della radioterapia o di alterazioni della barriera cutanea.

Per questo motivo, non è corretto considerare automaticamente sicura una diluizione del 5-10%: concentrazioni di questo tipo possono risultare eccessive per un utilizzo esteso su cute fragile o sensibilizzata.

È preferibile valutare formulazioni a bassa concentrazione, stabilite da un professionista competente, dopo aver verificato la tollerabilità individuale. Non bisogna applicare oli essenziali puri direttamente sulla pelle, sulle mucose, su ferite o su aree sottoposte a radioterapia.

Anche l'inalazione deve essere personalizzata: alcuni pazienti possono presentare nausea, cefalea, sensibilità agli odori o disturbi respiratori.

La neuropatia da chemioterapia richiede un approccio multidisciplinare

Il massaggio thailandese adattato e l'aromaterapia possono essere considerati strumenti complementari, ma non devono sostituire la valutazione neurologica e oncologica.

Le linee guida dell'American Society of Clinical Oncology indicano che, per il trattamento della neuropatia dolorosa già instaurata, la duloxetina è il farmaco con le evidenze cliniche più adeguate, sebbene il beneficio sia limitato.

Quando la neuropatia compare durante la chemioterapia e diventa importante, il medico deve valutare anche l'opportunità di modificare il dosaggio, ritardare o sostituire il trattamento oncologico.

La gestione può comprendere, secondo le necessità individuali:

·         valutazione neurologica e controllo del dolore;

·         fisioterapia e riabilitazione;

·         esercizi per equilibrio e coordinazione;

·         interventi per la gestione dello stress;

·         supporto psicologico;

·         strategie complementari per il benessere e la qualità della vita.

L'obiettivo non è sostituire una terapia con un'altra, ma costruire un percorso coordinato nel quale ogni intervento abbia un ruolo definito.

La personalizzazione Moltitudo: prendersi cura della persona, non soltanto del sintomo

La Medicina Integrata considera la salute come il risultato dell'interazione tra componenti biologiche, neurologiche, metaboliche, emotive e comportamentali.

Nel paziente oncologico questo significa riconoscere che il dolore non è soltanto un segnale proveniente dai tessuti, ma un'esperienza complessa, influenzata anche dalla qualità del sonno, dalla stanchezza, dallo stress, dalle aspettative e dalla percezione del proprio corpo.

Il Nuad Bo Rarn adattato, associato a un'aromaterapia prudente, può rappresentare un momento dedicato al recupero del contatto corporeo e alla distensione, soprattutto quando viene inserito in un percorso personalizzato e condiviso con il personale sanitario.

La componente manuale, quella olfattiva e quella legata alla consapevolezza possono concorrere a creare un'esperienza di benessere che restituisca alla persona uno spazio di attenzione e ascolto.

È proprio questa la prospettiva della casa della salute: non limitarsi a considerare il sintomo, ma riconoscere la complessità della persona e accompagnarla con interventi appropriati, rispettosi e coerenti con il percorso clinico.

Il valore del massaggio non deve essere misurato attraverso promesse di guarigione o attraverso la pretesa di modificare la malattia tumorale. Il suo possibile beneficio consiste nel favorire rilassamento, comfort, percezione corporea e qualità della vita, senza interferire con le cure oncologiche.

Prendersi cura di una persona con tumore significa anche offrirle la possibilità di sentirsi ascoltata, accolta e accompagnata. Il contatto consapevole, quando è sicuro e adeguatamente personalizzato, può diventare una componente significativa di questo percorso.

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A cura di Nico Martini