Interferenti endocrini e crescita: l’ambiente può influenzare l’asse GH-IGF1?
il 28/10/2026

Interferenti endocrini e crescita: l’ambiente può influenzare l’asse GH-IGF1?

L’ambiente entra nella biologia della crescita

La crescita non è il risultato dell'azione di un solo ormone.

È un processo biologico complesso nel quale interagiscono genetica, nutrizione, metabolismo, ormoni, stato immunitario, qualità del sonno, condizioni ambientali e numerosi segnali provenienti dai tessuti.

L'ambiente nel quale una persona vive può quindi diventare parte della sua biologia.

Sostanze chimiche presenti nell'aria, nell'acqua, negli alimenti, nei materiali di consumo e negli oggetti di uso quotidiano possono entrare in contatto con l'organismo attraverso differenti vie di esposizione. Alcune di queste sostanze sono in grado di interferire con la regolazione endocrina e vengono definite interferenti endocrini.

Tra le categorie maggiormente studiate rientrano bisfenoli, ftalati, sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), alcuni pesticidi e altri contaminanti ambientali.

La ricerca sta cercando di comprendere se e quanto queste esposizioni possano modificare processi particolarmente sensibili durante le finestre critiche dello sviluppo: gravidanza, periodo fetale, primi mesi di vita e infanzia.

Il tema è particolarmente importante perché lo sviluppo non rappresenta semplicemente una successione di modificazioni anatomiche, ma una fase nella quale numerosi sistemi biologici stanno definendo la propria organizzazione.

Gli interferenti endocrini: quando una sostanza interagisce con la regolazione ormonale

Il sistema endocrino utilizza ormoni e recettori per coordinare funzioni fondamentali come crescita, metabolismo, riproduzione, sviluppo neurologico e maturazione degli organi.

Un interferente endocrino è una sostanza o una miscela capace di alterare una o più funzioni del sistema endocrino, con conseguenze sull'organismo o sulla sua progenie.

L'interferenza può avvenire attraverso meccanismi differenti: imitazione o antagonismo dell'azione di un ormone, modificazione della sua sintesi o del metabolismo, alterazione dei recettori o interferenza con le vie intracellulari di segnalazione.

Questo significa che non è sufficiente chiedersi se una sostanza sia semplicemente “tossica”.

La domanda più importante è anche come, quando e a quale livello di esposizione interagisca con i sistemi biologici.

Le finestre più sensibili: gravidanza e prima infanzia

La gravidanza rappresenta una delle fasi nelle quali l'esposoma assume particolare rilevanza.

La placenta costituisce una barriera fondamentale, ma non è una barriera assoluta. Diverse sostanze chimiche possono attraversarla e raggiungere il compartimento fetale.

Il feto possiede inoltre sistemi metabolici e di detossificazione ancora in sviluppo, mentre organi e sistemi stanno attraversando rapide fasi di differenziazione.

Per questo motivo l'esposizione durante la gravidanza non può essere interpretata semplicemente come una versione ridotta dell'esposizione nell'adulto.

La stessa quantità di una sostanza può avere significati biologici differenti in momenti differenti dello sviluppo.

Anche il periodo postnatale rappresenta una fase delicata. Crescita staturale, sviluppo cerebrale, maturazione immunitaria, metabolismo e composizione corporea continuano a modificarsi rapidamente.

È proprio in queste finestre che la ricerca epidemiologica sta concentrando una parte crescente dell'attenzione.

L'asse GH-IGF1: uno dei sistemi che regolano la crescita

Tra i principali sistemi endocrini coinvolti nella crescita vi è l'asse GH-IGF1.

L'ormone della crescita, o GH, viene prodotto dall'ipofisi sotto il controllo dell'ipotalamo attraverso una regolazione che coinvolge principalmente GHRH e somatostatina.

Il GH agisce su diversi tessuti e stimola, tra gli altri effetti, la produzione di IGF1.

L'IGF1 viene prodotto soprattutto dal fegato, ma anche da numerosi tessuti periferici. È coinvolto nella proliferazione e nella differenziazione cellulare e svolge un ruolo importante nello sviluppo dello scheletro e dei tessuti.

Il sistema è regolato attraverso meccanismi di feedback.

Ma l'asse GH-IGF1 non opera isolatamente.

Ormoni tiroidei, insulina, steroidi sessuali, glucocorticoidi, leptina, grelina, stato nutrizionale e numerosi segnali locali partecipano alla regolazione della crescita.

La crescita staturale deve quindi essere considerata il risultato di una rete endocrina e metabolica integrata, non di un singolo parametro.

Dall'asse GH-IGF1 alla rete metabolica

Una delle acquisizioni più importanti dell'endocrinologia moderna consiste proprio nel superamento di una visione lineare della crescita.

GH e IGF1 sono importanti, ma devono essere inseriti in un sistema più ampio che comprende metabolismo energetico, nutrizione, tiroide, insulina, tessuto adiposo e regolazione ossea.

Leptina e grelina, per esempio, forniscono informazioni sullo stato energetico dell'organismo e possono influenzare la regolazione dell'asse della crescita.

Anche il tessuto adiposo non deve più essere considerato esclusivamente un deposito energetico. È un organo endocrino capace di produrre mediatori che partecipano alla regolazione metabolica e neuroendocrina.

Questo porta a una considerazione importante: un ambiente biologico alterato può potenzialmente interferire con la crescita attraverso più vie contemporaneamente.

Non necessariamente modificando direttamente la secrezione di GH, ma intervenendo su metabolismo, tiroide, infiammazione, disponibilità energetica, funzione placentare o altri sistemi coinvolti nello sviluppo.

PFAS: una delle categorie più studiate

I PFAS sono una vasta famiglia di sostanze caratterizzate da legami carbonio-fluoro molto stabili.

Questa caratteristica ne ha favorito l'impiego in numerosi prodotti e applicazioni industriali, ma contribuisce anche alla loro persistenza ambientale.

Alcuni PFAS sono stati studiati per la possibile interferenza con diversi sistemi biologici, inclusi metabolismo, funzione immunitaria, tiroide e sviluppo.

Per quanto riguarda la crescita fetale, le evidenze epidemiologiche sono diventate progressivamente più consistenti, pur rimanendo eterogenee.

Una meta-analisi di 21 studi ha rilevato associazioni inverse tra esposizione materna a PFOA e PFOS e peso alla nascita, con un'associazione particolarmente evidente per PFOS. Gli autori hanno tuttavia sottolineato la presenza di eterogeneità e la limitata evidenza di una relazione dose-risposta.

Anche studi prospettici hanno osservato associazioni tra specifici PFAS materni e parametri antropometrici alla nascita.

Il significato biologico di questi risultati è importante, ma non permette di affermare che ogni esposizione a PFAS determini necessariamente un disturbo della crescita.

Dalla nascita alla crescita nei primi anni

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca recente è il passaggio dalla semplice valutazione del peso alla nascita allo studio delle traiettorie di crescita.

La crescita non è infatti un valore statico.

Due bambini possono nascere con un peso simile e seguire successivamente traiettorie completamente differenti.

Uno studio prospettico recente condotto su oltre 23.000 bambini ha analizzato l'associazione tra esposizione materna a diversi PFAS e differenti traiettorie di peso, altezza e indice di massa corporea nei primi anni di vita.

Sono emerse associazioni tra specifici PFAS e traiettorie caratterizzate da una crescita staturale più contenuta, mentre per alcuni composti sono state osservate associazioni con differenti traiettorie ponderali.

Questi risultati rafforzano l'idea che l'esposizione prenatale possa essere associata non soltanto a un singolo parametro alla nascita, ma anche alla dinamica della crescita successiva.

È tuttavia importante sottolineare che si tratta di studi osservazionali: identificare un'associazione non dimostra automaticamente un rapporto causale.

Ftalati e sistema GH-IGF1

Gli ftalati costituiscono un'altra categoria di sostanze di particolare interesse.

Sono stati utilizzati per molti anni come plastificanti e possono essere presenti in numerosi prodotti di consumo.

La ricerca epidemiologica ha studiato la loro possibile relazione con tiroide e sistema GH-IGF1.

In uno studio condotto su bambini, alcuni metaboliti degli ftalati sono risultati associati a concentrazioni inferiori di IGF1 e IGFBP3 e a modificazioni di alcuni parametri tiroidei.

Un'altra coorte longitudinale ha rilevato associazioni tra specifici metaboliti degli ftalati e variazioni di T3, T4, FT4, IGF1 e IGFBP3.

Questi dati sono particolarmente interessanti perché mostrano un possibile collegamento tra esposizione ambientale e biomarcatori endocrini direttamente coinvolti nella crescita.

Non dimostrano però che l'esposizione provochi necessariamente un deficit staturale clinicamente significativo.

Tra biomarcatore alterato e malattia esiste infatti una distanza biologica che deve essere valutata attraverso studi longitudinali e clinici.

Il ruolo della tiroide

La crescita è strettamente collegata anche alla funzione tiroidea.

Gli ormoni tiroidei partecipano allo sviluppo scheletrico e neurologico e interagiscono con l'asse GH-IGF1.

Per questo motivo una sostanza capace di modificare la funzione tiroidea potrebbe potenzialmente influenzare indirettamente anche i processi di crescita.

Alcuni studi sui bambini hanno osservato associazioni tra metaboliti degli ftalati e ormoni tiroidei.

Ancora una volta, però, l'interpretazione deve essere prudente.

Un'associazione statistica tra esposizione e un parametro ormonale non equivale automaticamente a una condizione endocrinologica patologica.

La rilevanza clinica deve essere valutata considerando concentrazione dell'esposizione, durata, età, sesso, stato nutrizionale, genetica e numerosi altri fattori.

Non esiste un solo interferente endocrino

Uno degli aspetti più complessi è che nella vita reale non siamo generalmente esposti a una singola sostanza.

L'esposoma comprende una moltitudine di esposizioni chimiche e non chimiche che si verificano contemporaneamente.

PFAS, ftalati, pesticidi, metalli, contaminanti atmosferici, bisfenoli e altri composti possono essere presenti insieme.

A questi si aggiungono fattori non chimici: alimentazione, attività fisica, condizioni socioeconomiche, stress, qualità dell'aria, sonno e ambiente familiare.

Per questo motivo la ricerca si sta spostando progressivamente dal concetto di “una sostanza-un effetto” allo studio delle miscele.

È un passaggio fondamentale perché la risposta biologica reale può dipendere dalla combinazione di esposizioni e dalla vulnerabilità individuale.

Microbiota, intestino e crescita

Anche il microbiota intestinale sta entrando nella ricerca sulla crescita.

Il rapporto tra microbiota, metabolismo, immunità e sviluppo scheletrico rappresenta un campo di studio relativamente recente.

Il microbiota può influenzare il metabolismo dei nutrienti, la produzione di metaboliti, la regolazione immunitaria e numerose vie di comunicazione tra intestino e altri organi.

Il cosiddetto asse intestino-osso è oggi oggetto di crescente interesse, così come le possibili interazioni tra intestino, cervello e sistema endocrino.

Alcuni studi osservazionali hanno rilevato differenze nella composizione del microbiota tra bambini con bassa statura idiopatica e popolazioni di confronto.

Questi risultati sono interessanti ma non permettono ancora di stabilire se la modificazione del microbiota rappresenti una causa, una conseguenza o semplicemente un correlato della condizione.

Il campo è promettente, ma necessita di studi longitudinali e interventistici.

Epigenetica: quando l'ambiente incontra i geni

Un altro livello di complessità riguarda l'epigenetica.

L'esposizione ambientale può influenzare alcuni meccanismi che regolano l'espressione genica senza modificare direttamente la sequenza del DNA.

Metilazione del DNA, modificazioni degli istoni e microRNA sono alcuni dei sistemi attraverso i quali l'ambiente può interagire con la regolazione cellulare.

Questa prospettiva è particolarmente interessante durante lo sviluppo fetale, quando numerosi programmi biologici vengono attivati e stabilizzati.

Tuttavia, anche in questo caso, la presenza di un cambiamento epigenetico non deve essere automaticamente interpretata come prova di malattia.

La ricerca deve ancora stabilire quali modificazioni siano transitorie, quali persistano nel tempo e quali abbiano una reale rilevanza clinica.

Crescita e salute: perché la prevenzione deve iniziare dall'ambiente

La crescente attenzione verso gli interferenti endocrini porta con sé una conseguenza importante: la prevenzione non può riguardare soltanto l'individuo.

Esiste una dimensione ambientale della salute.

Ridurre l'esposizione inutile a contaminanti, migliorare la qualità dell'aria e dell'acqua, favorire materiali più sicuri e rendere più trasparenti le informazioni sulle sostanze utilizzate nei prodotti rappresentano interventi di sanità pubblica.

A livello individuale, soprattutto durante gravidanza e prima infanzia, può essere ragionevole adottare strategie di riduzione delle esposizioni evitabili senza trasformare la vita quotidiana in una ricerca ossessiva dell'assenza di contaminanti.

La prevenzione efficace deve essere proporzionata.

Non è realistico pensare a un ambiente completamente privo di sostanze chimiche.

È invece possibile lavorare sulla riduzione delle esposizioni non necessarie, soprattutto nelle fasi biologicamente più sensibili.

Una lettura integrata dell'esposoma

La crescita rappresenta un esempio particolarmente evidente di quanto la medicina contemporanea debba confrontarsi con sistemi complessi.

Genetica, ormoni, metabolismo, alimentazione, microbiota, ambiente e condizioni psicosociali possono interagire.

Questo non significa che tutto sia collegato in modo indistinto.

Significa che la medicina deve imparare a distinguere le relazioni biologicamente plausibili da quelle dimostrate clinicamente.

Per questo lo studio degli interferenti endocrini può diventare particolarmente interessante anche nell'ambito di una medicina integrata: non per sostituire l'endocrinologia pediatrica o la medicina ambientale, ma per ampliare la capacità di osservare il contesto nel quale la persona cresce e si sviluppa.

La personalizzazione parte dalla storia individuale

La stessa esposizione non produce necessariamente lo stesso effetto in ogni persona.

Età, sesso, genetica, alimentazione, stato metabolico, funzionalità epatica e renale, microbiota, condizioni della gravidanza e caratteristiche dell'esposizione possono modificare la risposta biologica.

Anche per questo la medicina del futuro sarà probabilmente sempre più orientata alla valutazione individuale del rischio.

Non significa sottoporre ogni persona a una lunga lista di test per gli inquinanti ambientali.

Significa, piuttosto, imparare a identificare le situazioni nelle quali un approfondimento è realmente indicato e interpretare i dati nel loro contesto clinico.

Dalla consapevolezza alla prevenzione

La ricerca sugli interferenti endocrini non deve generare paura.

Deve generare consapevolezza.

La gravidanza, la prima infanzia e l'adolescenza rappresentano periodi nei quali lo sviluppo è particolarmente dinamico. Proteggere queste fasi significa agire non soltanto sui singoli fattori di rischio, ma sull'ambiente complessivo.

Al tempo stesso, bisogna evitare semplificazioni.

Non ogni sostanza chimica è un interferente endocrino. Non ogni esposizione produce una malattia. Non ogni associazione epidemiologica implica causalità.

La qualità dell'evidenza deve rimanere il criterio con cui interpretare i risultati.

La sfida è costruire una prevenzione capace di integrare biologia, ambiente, stile di vita e vulnerabilità individuale.

La crescita come espressione della complessità biologica

La crescita di un bambino è una delle manifestazioni più visibili dell'interazione tra organismo e ambiente.

Dietro centimetri e chilogrammi esiste una rete estremamente sofisticata di segnali endocrini, metabolici, immunitari, genetici e ambientali.

L'asse GH-IGF1 rappresenta uno dei nodi fondamentali di questa rete, ma non è l'unico.

Le evidenze disponibili suggeriscono che alcuni interferenti endocrini, in particolare PFAS e ftalati, possano essere associati a modificazioni di parametri della crescita, del peso alla nascita e di alcuni biomarcatori endocrini. Gli studi più recenti sulle traiettorie di crescita rendono il quadro ancora più interessante, ma confermano anche la necessità di cautela nell'interpretazione.

Il futuro della ricerca dovrà chiarire quali esposizioni abbiano effetti clinicamente rilevanti, quali siano le finestre temporali più vulnerabili, quali siano i meccanismi biologici coinvolti e soprattutto quali strategie di prevenzione siano realmente efficaci.

Comprendere queste relazioni significa andare oltre una visione frammentata della salute.

Significa riconoscere che la crescita è un processo biologico nel quale organismo e ambiente dialogano continuamente.

Ed è proprio in questo dialogo che la prevenzione può trovare uno dei suoi spazi più importanti.

NOTA BENE

I contenuti di questa pagina hanno finalità esclusivamente informative e divulgative e non costituiscono un parere medico, una diagnosi o una prescrizione. Non sostituiscono la valutazione del pediatra, dell'endocrinologo o di altro professionista sanitario qualificato.

Le associazioni descritte tra esposizioni ambientali, interferenti endocrini e parametri di crescita derivano in larga parte da studi osservazionali e non dimostrano necessariamente un rapporto di causa-effetto. L'eventuale presenza di un contaminante nell'organismo non equivale automaticamente alla presenza di una malattia o di un danno clinico.

Durante gravidanza, infanzia e adolescenza non è indicato intraprendere autonomamente protocolli di “detossificazione”, eliminazioni alimentari, integrazioni o altri trattamenti sulla base della sola esposizione presunta a contaminanti. La prevenzione deve privilegiare la riduzione ragionevole delle esposizioni evitabili e, quando necessario, la valutazione sanitaria appropriata.

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A cura di Nico Martini