Quando il sintomo non nasce nell'organo che soffre
La medicina moderna ha progressivamente abbandonato una visione frammentata dell'essere umano per abbracciare un modello integrato in cui sistemi apparentemente distanti dialogano costantemente tra loro. Oggi sappiamo che non è possibile comprendere pienamente un'infiammazione d'organo senza considerare il contesto sistemico nel quale essa si sviluppa.
Sempre più evidenze suggeriscono che molte condizioni infiammatorie croniche siano associate a un'infiammazione sistemica di basso grado, spesso accompagnata da alterazioni della barriera intestinale, disbiosi del microbiota e disregolazione dell'asse Psico-Neuro-Endocrino-Immunitario (PNEI).
L'intestino non è semplicemente un organo digestivo: rappresenta uno dei principali centri di regolazione immunitaria, endocrina e neurologica dell'organismo.
L'intestino: il nostro organo più antico
Dal punto di vista evolutivo, l'intestino è uno degli organi più antichi e conservati della storia biologica. Al suo interno risiede circa il 70% delle cellule immunitarie dell'organismo e una complessa rete nervosa composta da oltre 500 milioni di neuroni, tanto da essere definito "secondo cervello".
Il microbiota intestinale, costituito da trilioni di microrganismi, svolge funzioni essenziali:
- regola la maturazione del sistema immunitario;
- produce metaboliti antinfiammatori;
- contribuisce alla sintesi di neurotrasmettitori;
- influenza il metabolismo energetico;
- partecipa alla regolazione dell'umore e della risposta allo stress.
Alterazioni qualitative o quantitative di questo ecosistema, definite disbiosi, sono state associate a numerose condizioni croniche infiammatorie, metaboliche, neurologiche e psichiatriche.
L'infiammazione cronica di basso grado
A differenza dell'infiammazione acuta, che rappresenta una risposta protettiva e temporanea, l'infiammazione cronica di basso grado è una condizione persistente caratterizzata da una continua attivazione del sistema immunitario.
Questa situazione può essere favorita da:
- alimentazione squilibrata;
- sedentarietà;
- alterazioni del sonno;
- stress cronico;
- disbiosi intestinale;
- esposizione cronica a fattori ambientali sfavorevoli.
L'organismo rimane in uno stato di allerta biologica costante che nel tempo può contribuire allo sviluppo di sintomi molto diversi tra loro.
Lo stress cronico e l'inibizione dell'azione
Dal punto di vista neurobiologico, uno dei principali fattori che alimentano l'infiammazione sistemica è lo stress cronico.
Lo stress acuto è una risposta fisiologica indispensabile alla sopravvivenza. Attraverso l'attivazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene vengono prodotti cortisolo, adrenalina e noradrenalina che preparano l'organismo all'azione.
Questo meccanismo ancestrale, definito "attacco o fuga", era essenziale quando i pericoli erano concreti e immediati.
Nella società moderna, tuttavia, i fattori stressanti sono spesso differenti:
- preoccupazioni economiche;
- conflitti relazionali;
- incertezza lavorativa;
- paura della malattia;
- isolamento sociale;
- sovraccarico informativo.
Il problema nasce quando la risposta biologica allo stress si attiva ma non trova una reale possibilità di scarico attraverso l'azione.
Questa condizione, definita da alcuni autori "inibizione dell'azione", determina una persistente iperattivazione neuroendocrina con aumento cronico di cortisolo e catecolamine.
L'asse PNEI: una rete integrata
La Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (PNEI) studia le interazioni tra:
- sistema nervoso;
- sistema endocrino;
- sistema immunitario;
- dimensione psicologica.
Oggi è dimostrato che questi sistemi comunicano continuamente attraverso citochine, ormoni, neurotrasmettitori e metaboliti del microbiota.
Lo stress cronico può alterare questa comunicazione favorendo:
- aumento dell'infiammazione sistemica;
- maggiore permeabilità intestinale;
- alterazione del microbiota;
- riduzione della resilienza psicologica;
- maggiore vulnerabilità alle malattie croniche.
Quando il corpo parla attraverso i sintomi
In alcune persone il disagio psicofisico tende a manifestarsi prevalentemente attraverso specifici organi o apparati, fenomeno che la medicina psicosomatica definisce "locus minoris resistentiae", ovvero il punto di minore resistenza individuale.
I sintomi possono interessare differenti distretti corporei:
Apparato gastrointestinale
- dispepsia;
- reflusso;
- gonfiore;
- sindrome dell'intestino irritabile;
- alterazioni dell'alvo.
Sistema cardiovascolare
- palpitazioni;
- tachicardia;
- variazioni pressorie.
Sistema respiratorio
- senso di costrizione toracica;
- dispnea funzionale.
Sistema nervoso
- cefalea;
- insonnia;
- deficit di concentrazione;
- affaticamento mentale.
Cute
- dermatiti;
- prurito;
- riacutizzazione di patologie infiammatorie cutanee.
Microbiota e cervello: il dialogo bidirezionale
Negli ultimi anni numerosi studi hanno confermato l'esistenza dell'asse microbiota-intestino-cervello.
I batteri intestinali producono infatti sostanze biologicamente attive che influenzano il sistema nervoso centrale, tra cui:
- serotonina;
- GABA;
- dopamina;
- acidi grassi a corta catena.
Circa il 90% della serotonina dell'organismo viene sintetizzata nell'intestino.
Alterazioni del microbiota sono state associate a:
- ansia;
- depressione;
- disturbi del sonno;
- aumento della percezione dello stress.
Le pratiche che modulano il sistema neurovegetativo
L'armonia tra mente e corpo può essere favorita da pratiche che agiscono sul sistema nervoso autonomo.
Numerosi studi hanno evidenziato benefici di:
- meditazione mindfulness;
- respirazione diaframmatica;
- yoga;
- tai chi;
- attività fisica moderata;
- tecniche di rilassamento.
Queste pratiche possono ridurre:
- cortisolo;
- pressione arteriosa;
- attivazione simpatica;
- percezione dello stress.
Il possibile contributo della fitoterapia
Alcune piante medicinali sono state studiate per il loro ruolo nel supporto dell'adattamento allo stress.
Rhodiola rosea
La Rhodiola è considerata una pianta adattogena.
Diversi studi clinici suggeriscono effetti favorevoli su:
- fatica mentale;
- stress percepito;
- performance cognitive;
- tono dell'umore.
Melissa officinalis
Tradizionalmente utilizzata per:
- nervosismo;
- tensione emotiva;
- disturbi digestivi correlati allo stress.
Passiflora incarnata
Mostra proprietà ansiolitiche e rilassanti documentate in diversi studi clinici.
Valeriana officinalis
Utilizzata principalmente per migliorare la qualità del sonno e favorire il rilassamento.
Un approccio realmente personalizzato
Le moderne conoscenze della PNEI suggeriscono che non esista un'unica causa né un'unica soluzione per i disturbi psicosomatici.
Ogni individuo possiede una storia biologica, emotiva e relazionale unica.
Per questo motivo l'approccio terapeutico più efficace è quello personalizzato, capace di integrare:
- alimentazione;
- microbiota;
- attività fisica;
- gestione dello stress;
- qualità del sonno;
- sostegno fitoterapico;
- ascolto della dimensione emotiva.
L'obiettivo non è semplicemente eliminare il sintomo, ma comprendere quali processi biologici e psicologici stiano chiedendo attenzione attraverso quel sintomo.
Conclusioni
L'infiammazione cronica di basso grado, la disbiosi intestinale e lo stress persistente rappresentano oggi alcuni dei principali fattori coinvolti nelle malattie croniche moderne.
L'intestino si conferma un protagonista centrale nella regolazione dell'asse Psico-Neuro-Endocrino-Immunitario, influenzando non solo la salute digestiva ma anche il benessere mentale, immunitario e metabolico.
Prendersi cura dell'intestino, dello stile di vita e della gestione dello stress significa intervenire a monte dei processi che sostengono l'infiammazione cronica e favorire un recupero più profondo dell'equilibrio psicofisico.
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