Dalla tradizione alla ricerca moderna
Da millenni i funghi medicinali occupano un posto particolare nelle tradizioni terapeutiche dell'Asia. Non soltanto come alimenti, ma come organismi biologicamente complessi, capaci di produrre polisaccaridi, triterpeni, steroli, polifenoli e numerose altre molecole secondarie.
La moderna ricerca farmacologica ha iniziato a interrogarsi sulle basi biologiche di molte di queste applicazioni tradizionali. Ne è nata la micoterapia, ambito di ricerca che studia le interazioni tra componenti dei funghi e sistemi biologici dell'organismo.
Tra i settori maggiormente studiati si trovano il sistema immunitario, il metabolismo glucidico e lipidico, lo stress ossidativo, l'infiammazione e alcuni processi cellulari coinvolti nella proliferazione tumorale.
Anche l'apparato urinario rappresenta un interessante campo di ricerca.
Rene, vescica, prostata e vie urinarie costituiscono infatti un sistema nel quale equilibrio idrico, pressione osmotica, regolazione ormonale, infiammazione e risposta immunitaria sono strettamente interconnessi.
In questo contesto alcuni funghi medicinali, in particolare Polyporus umbellatus e Ganoderma lucidum, hanno attirato l'attenzione della ricerca per meccanismi differenti ma potenzialmente complementari.
È però importante distinguere fin dall'inizio tre livelli di evidenza: uso tradizionale, ricerca sperimentale e dimostrazione clinica. Un'attività osservata in una coltura cellulare o in un animale da laboratorio non equivale infatti a un'efficacia terapeutica nell'uomo.
Polyporus umbellatus: quando la ricerca incontra la regolazione della diuresi
Polyporus umbellatus è un fungo tradizionalmente utilizzato nell'ambito della medicina orientale soprattutto in relazione alla ritenzione di liquidi, alla riduzione della diuresi e ad alcuni disturbi dell'apparato urinario.
Il principale interesse scientifico riguarda oggi la sua possibile attività diuretica, cioè la capacità di favorire l'eliminazione di acqua attraverso le urine.
Una delle ricerche sperimentali più interessanti ha studiato l'estratto acquoso degli sclerozi di Polyporus umbellatus in ratti normali. Il trattamento ha determinato un aumento significativo della produzione urinaria e dell'escrezione di sodio e cloro, insieme a modificazioni dell'espressione renale di alcune proteine coinvolte nella regolazione dell'acqua.
Tra queste assumono particolare interesse le aquaporine, proteine di membrana che regolano il passaggio dell'acqua attraverso le cellule.
Il rene possiede un sofisticato sistema di controllo della concentrazione delle urine. L'acqua viene continuamente filtrata, riassorbita e nuovamente regolata in funzione delle esigenze dell'organismo. Alterare anche solo uno dei passaggi di questo processo può modificare significativamente il volume urinario.
Nel modello sperimentale, Polyporus umbellatus ha ridotto l'espressione di AQP2 e del recettore V2 dell'ormone antidiuretico, suggerendo un possibile coinvolgimento dell'asse vasopressina-V2R-AQP2 nella sua attività diuretica.
Si tratta di un risultato biologicamente interessante, ma deve essere interpretato correttamente: la ricerca disponibile è preclinica e non dimostra che Polyporus umbellatus possa essere utilizzato nell'uomo come equivalente di un farmaco diuretico.
Ergone, aquaporine ed equilibrio idro-elettrolitico
La composizione di Polyporus umbellatus comprende numerose molecole bioattive. Tra quelle studiate vi sono steroli, polisaccaridi e composti appartenenti alla famiglia degli ergostani.
L'ergone è stato proposto come uno dei componenti responsabili dell'attività diuretica osservata sperimentalmente. La sua azione è stata messa in relazione con la regolazione del bilancio sodio-potassio e con i sistemi renali deputati al controllo dell'acqua.
Anche altri componenti, tra cui ergosterolo e D-mannitolo, sono stati studiati in relazione alle proprietà farmacologiche del fungo.
Il dato più interessante non è tuttavia soltanto l'aumento della quantità di urina. È il modo attraverso il quale questo aumento sembra verificarsi.
Nel modello animale l'estratto ha determinato un incremento dell'escrezione di sodio, potassio e cloro, mentre la modificazione di AQP2 e V2R suggerisce un'azione sui meccanismi di riassorbimento dell'acqua.
Questa osservazione alimenta l'ipotesi che alcune molecole di Polyporus possano interagire con sistemi fisiologici normalmente coinvolti nella regolazione del volume dei liquidi corporei.
La parola fondamentale rimane però ipotesi.
Sono necessari studi clinici nell'uomo per stabilire se questi meccanismi si traducano effettivamente in un beneficio clinicamente rilevante.
Ganoderma lucidum e disturbi delle basse vie urinarie
Se per Polyporus l'interesse principale è legato alla diuresi, per Ganoderma lucidum, conosciuto anche come Reishi, il dato più interessante proviene dalla ricerca sui sintomi delle basse vie urinarie maschili, indicati nella letteratura scientifica con l'acronimo LUTS, Lower Urinary Tract Symptoms.
Con l'avanzare dell'età diventano frequenti sintomi quali aumento della frequenza urinaria, urgenza, difficoltà a iniziare la minzione, riduzione del getto e sensazione di incompleto svuotamento della vescica.
Questi sintomi possono essere associati a differenti condizioni urologiche e, nell'uomo, spesso si sovrappongono alla presenza di iperplasia prostatica benigna.
Un primo studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha valutato un estratto di Ganoderma lucidum in uomini di età superiore ai 50 anni con sintomi urinari. Il trattamento è risultato ben tollerato ed è stato osservato un miglioramento del punteggio IPSS, utilizzato per quantificare la gravità dei sintomi urinari. Non sono invece emerse modificazioni significative del flusso urinario massimo, del residuo post-minzionale, del volume prostatico o del PSA.
Un ulteriore studio randomizzato ha valutato 88 uomini con sintomi urinari lievi o moderati trattati per 12 settimane con 6 mg al giorno di estratto di Ganoderma oppure placebo. Anche in questo caso è stato osservato un miglioramento dell'IPSS rispetto al placebo, mentre non sono state evidenziate variazioni significative del flusso urinario, del residuo post-minzionale, del volume prostatico, del PSA o del testosterone.
Questo risultato è probabilmente uno dei dati clinici più interessanti disponibili nel campo della micoterapia applicata alle basse vie urinarie.
Ma anche qui la prudenza è necessaria.
Migliorare un punteggio sintomatologico non significa dimostrare una riduzione dell'iperplasia prostatica né sostituire la valutazione urologica.
Ganoderma e prostata: dalla 5-alfa-reduttasi alla ricerca sperimentale
Un altro filone di ricerca riguarda la possibile interferenza di Ganoderma lucidum con il metabolismo degli androgeni.
La 5-alfa-reduttasi converte il testosterone in diidrotestosterone, o DHT, un androgeno particolarmente importante nella fisiologia della prostata.
Studi sperimentali hanno evidenziato che estratti di Ganoderma lucidum possono inibire l'attività della 5-alfa-reduttasi e interferire con la crescita prostatica indotta dal testosterone in modelli animali.
Altri esperimenti hanno individuato specifici triterpeni, tra cui ganoderolo B, capaci di interferire con la segnalazione androgenica e con la proliferazione di cellule prostatiche in modelli sperimentali.
Anche uno studio successivo su ratti con iperplasia prostatica indotta dal testosterone ha evidenziato una riduzione dell'incremento del rapporto peso prostata/peso corporeo e modificazioni di alcuni parametri biologici, compreso il PSA.
Questi risultati sono interessanti dal punto di vista farmacologico perché suggeriscono una possibile interazione tra componenti del fungo e metabolismo androgenico.
Non autorizzano però a definire Ganoderma lucidum una terapia dell'iperplasia prostatica benigna.
La differenza tra azione antiandrogenica in laboratorio, riduzione della crescita prostatica in un modello animale e beneficio clinico nell'uomo è sostanziale.
Grifola frondosa e la ricerca sulla prostata
Anche Grifola frondosa, il Maitake, è stato studiato per il suo contenuto di polisaccaridi e altre molecole bioattive.
La ricerca disponibile comprende soprattutto studi sperimentali e una crescente letteratura sulle sue proprietà immunomodulanti, metaboliche e antiossidanti.
Nel campo della prostata e dell'oncologia, tuttavia, è necessario evitare confronti diretti con trattamenti farmacologici consolidati quando non siano disponibili studi clinici adeguati.
In particolare, affermazioni secondo cui Grifola sarebbe “10 o 20 volte più efficace” di Serenoa repens non possono essere considerate scientificamente dimostrate in assenza di adeguati studi clinici comparativi.
Il valore della ricerca micoterapica non risiede quindi nella sostituzione semplicistica di un trattamento con un fungo, ma nella possibilità di individuare nuove molecole, nuovi bersagli biologici e nuove strategie complementari da sottoporre a verifica clinica.
Vescica, immunità e infiammazione
La salute delle vie urinarie non dipende esclusivamente dalla quantità di urina prodotta.
La mucosa urinaria rappresenta infatti una vera barriera biologica, continuamente esposta a microrganismi, metaboliti e variazioni dell'ambiente chimico.
Il sistema immunitario locale e sistemico svolge quindi un ruolo importante nella risposta alle aggressioni.
Polisaccaridi, beta-glucani e triterpeni presenti in diversi funghi medicinali sono stati studiati proprio per la loro capacità di modulare alcune cellule immunitarie e vie di segnalazione dell'infiammazione.
Questo spiega l'interesse verso Ganoderma, Grifola, Polyporus e altri funghi nella ricerca sulle infezioni e sulle patologie infiammatorie.
Non significa, tuttavia, che un fungo possa essere considerato un trattamento antibiotico o antimicotico.
Nel caso di cistiti, infezioni urinarie ricorrenti, febbre, dolore lombare, sangue nelle urine o sintomi urinari persistenti, la diagnosi della causa rimane fondamentale e richiede un'adeguata valutazione clinica.
Incontinenza e controllo della funzione vescicale
Anche l'incontinenza urinaria rappresenta un campo nel quale sono state formulate ipotesi interessanti sulla possibile azione di alcuni funghi medicinali.
Il controllo della continenza dipende dall'interazione tra muscolo detrusore, sfinteri, pavimento pelvico, sistema nervoso autonomo e controllo centrale.
Per questo motivo sostanze capaci di modulare il tono muscolare o la risposta neuromuscolare sono state prese in considerazione nella ricerca sperimentale.
Cordyceps e Ganoderma sono stati associati in letteratura a possibili effetti sulla funzione muscolare e sulla regolazione di alcuni processi fisiologici.
Tuttavia, non esistono sufficienti evidenze cliniche per affermare che questi funghi siano trattamenti dell'incontinenza urinaria o che possano sostituire farmaci specificamente prescritti per questa condizione.
Il loro eventuale ruolo deve essere considerato, al momento, nell'ambito della ricerca biologica e non della terapia sostitutiva.
Micoterapia e oncologia: una ricerca in evoluzione
Uno degli ambiti più studiati della micoterapia è quello oncologico.
L'interesse nasce dalla presenza nei funghi medicinali di polisaccaridi, beta-glucani, triterpeni e altre molecole capaci, in modelli sperimentali, di interagire con il sistema immunitario, la proliferazione cellulare, l'apoptosi, l'autofagia e alcune vie di segnalazione intracellulare.
Il concetto di oncologia integrata deve però essere interpretato correttamente.
Non significa sostituire chirurgia, radioterapia, chemioterapia, immunoterapia o altre terapie oncologiche con prodotti naturali.
Significa piuttosto studiare se determinati composti naturali possano, in futuro e sulla base di adeguate evidenze cliniche, entrare in strategie di supporto compatibili con i trattamenti convenzionali.
Polyporus e tumore della vescica: un segnale preclinico
Particolarmente interessante è la ricerca pubblicata nel 2024 sui polisaccaridi di Polyporus umbellatus.
In un modello sperimentale, un polisaccaride omogeneo derivato da Polyporus ha ridotto la proliferazione di cellule di carcinoma della vescica quando queste venivano coltivate insieme a macrofagi.
L'effetto è stato associato all'induzione dell'autofagia e alla modulazione della via PI3K/Akt/mTOR, uno dei sistemi intracellulari fondamentali nella regolazione della crescita e del metabolismo cellulare.
Il dato è interessante perché suggerisce che l'azione del polisaccaride potrebbe non dipendere esclusivamente da un effetto diretto sulla cellula tumorale, ma anche dalla comunicazione tra cellule tumorali e cellule immunitarie.
È un modello biologico particolarmente stimolante.
Ma rimane un modello preclinico.
Non dimostra che Polyporus umbellatus possa curare il tumore della vescica nell'uomo, ridurre le recidive o sostituire una terapia oncologica.
Per arrivare a queste conclusioni sarebbero necessari studi clinici controllati, con dosaggi standardizzati, preparazioni caratterizzate e specifici endpoint oncologici.
Diuresi e calcolosi urinaria: un'ipotesi da verificare
La tradizionale associazione di Polyporus umbellatus con la diuresi ha portato anche a ipotizzare un possibile interesse nei confronti della calcolosi urinaria.
Da un punto di vista fisiologico, un aumento della produzione di urina può contribuire alla diluizione delle sostanze che partecipano alla formazione dei calcoli. Ma questo principio generale non significa che un fungo diuretico sia automaticamente in grado di prevenire la formazione dei calcoli.
Attualmente non è possibile affermare, sulla base delle evidenze disponibili, che Polyporus umbellatus prevenga la calcolosi renale o impedisca la precipitazione dei sali di calcio nell'urina.
La relazione tra diuresi, composizione urinaria, citrato, ossalato, calcio, acido urico e pH è molto più complessa.
Per questo motivo l'eventuale ruolo di Polyporus nella prevenzione della calcolosi rimane una ipotesi fisiopatologica da sottoporre a studi clinici, non un'efficacia terapeutica dimostrata.
Un interesse che va oltre le vie urinarie
La ricerca sui funghi medicinali non riguarda esclusivamente il sistema urinario.
Polyporus umbellatus, per esempio, è stato studiato anche per la presenza di molecole come acetosiringone e poliporusteroni A e B, isolate e valutate sperimentalmente per la loro possibile attività sulla crescita dei capelli.
Anche in questo caso il dato appartiene alla ricerca sperimentale e non equivale alla dimostrazione di efficacia cosmetica o terapeutica nell'uomo.
È tuttavia significativo perché mostra una caratteristica comune alla micoterapia: un singolo organismo può contenere numerose molecole capaci di interagire con bersagli biologici differenti.
È proprio questa complessità che rende i funghi medicinali interessanti per la farmacologia moderna, ma allo stesso tempo rende indispensabile la standardizzazione degli estratti.
Il problema della standardizzazione
Uno dei principali ostacoli allo sviluppo della micoterapia scientifica è rappresentato dalla grande variabilità delle preparazioni.
La composizione di un fungo può cambiare in funzione della specie, della parte utilizzata, del substrato di coltivazione, delle condizioni ambientali, del metodo di estrazione e della concentrazione finale dei principi bioattivi.
Dire semplicemente “Ganoderma lucidum” o “Polyporus umbellatus” non è quindi sufficiente per sapere quale quantità di polisaccaridi, triterpeni, steroli o altre molecole sia effettivamente presente in un prodotto.
Questo aspetto è particolarmente importante quando si confrontano studi scientifici diversi.
Un estratto utilizzato in uno studio clinico non può essere automaticamente considerato equivalente a qualsiasi altro prodotto contenente la stessa specie di fungo.
La standardizzazione, la caratterizzazione chimica e il controllo della qualità rappresentano dunque condizioni essenziali per trasformare un interesse tradizionale in una ricerca farmacologica riproducibile.
Dalla molecola all'uomo: il vero percorso della ricerca
La storia dei funghi medicinali mostra un percorso scientificamente affascinante.
Prima viene l'osservazione tradizionale.
Poi l'identificazione delle molecole.
Successivamente arrivano gli studi cellulari, gli esperimenti sugli animali, l'individuazione dei meccanismi biologici e, infine, gli studi clinici nell'uomo.
Solo quest'ultimo passaggio permette di stabilire se un effetto biologico si traduca realmente in un beneficio per il paziente.
Nel caso dei funghi medicinali studiati per la salute urinaria, il quadro attuale è quindi articolato.
Polyporus umbellatus presenta dati sperimentali interessanti sulla diuresi e sulla regolazione di alcuni sistemi renali, ma le evidenze cliniche nell'uomo sono ancora insufficienti.
Ganoderma lucidum dispone di dati clinici più interessanti nei disturbi delle basse vie urinarie maschili, con miglioramenti dell'IPSS osservati in studi randomizzati, ma senza dimostrare una riduzione del volume prostatico o un miglioramento oggettivo del flusso urinario.
Gli effetti antiandrogenici e sulla prostata sono sostenuti soprattutto da studi cellulari e animali.
La ricerca oncologica su Polyporus e altri funghi è promettente sul piano dei meccanismi cellulari, ma rimane prevalentemente preclinica. Lo studio del 2024 sul carcinoma della vescica rappresenta un esempio significativo di questa fase della ricerca.
Una nuova frontiera della medicina naturale
La micoterapia non deve essere interpretata né come una semplice tradizione priva di basi biologiche né come una scorciatoia terapeutica capace di sostituire la medicina convenzionale.
È più corretto considerarla come un campo di ricerca interdisciplinare, nel quale etnobotanica, farmacologia, immunologia, biologia cellulare e medicina clinica possono incontrarsi.
Il rene e le vie urinarie rappresentano un terreno particolarmente interessante perché molti processi fisiologici sono regolati da sistemi interconnessi: equilibrio idrico, elettroliti, ormoni, immunità, infiammazione, metabolismo e controllo neuro-muscolare.
Polyporus umbellatus e Ganoderma lucidum mostrano, attraverso meccanismi differenti, quanto possa essere complessa questa interazione.
Il futuro della ricerca sarà probabilmente determinato dalla capacità di passare dagli estratti generici a molecole caratterizzate, dosaggi riproducibili, biomarcatori affidabili e studi clinici ben progettati.
È in questo passaggio che la micoterapia potrà dimostrare il proprio reale valore scientifico.
Non tutto ciò che è tradizionale è automaticamente efficace. Ma non tutto ciò che proviene dalla tradizione deve essere escluso dalla ricerca.
La vera medicina scientifica nasce proprio dalla capacità di trasformare un'osservazione in un'ipotesi, un'ipotesi in un meccanismo e un meccanismo in una verifica clinica.
Per i funghi medicinali, questa evoluzione è ancora in corso.
Riferimenti bibliografici
- Zhang G, Zeng X, Han L, Wei JA, Huang H. Diuretic activity and renal medulla AQP1, AQP2, AQP3, V2R expression of aqueous extract of Polyporus umbellatus sclerotia in normal rats. J Ethnopharmacol. 2010;128(2):433-437. doi:10.1016/j.jep.2010.01.032.
- Camilleri E, Blundell R, Baral B, et al. Unveiling the full spectrum of maitake mushrooms: A comprehensive review of their medicinal, therapeutic, nutraceutical, and cosmetic potential. Heliyon. 2024;10(9). doi:10.1016/j.heliyon.2024.e30254.
- Fujita R, Liu J, Shimizu K, et al. Antiandrogenic activities of Ganoderma lucidum. J Ethnopharmacol. 2005;102:107-112. doi:10.1016/j.jep.2005.05.041.
- Nahata A, Dixit VK. Ganoderma lucidum is an inhibitor of testosterone-induced prostatic hyperplasia in rats. Andrologia. 2012;44 Suppl 1:160-174. doi:10.1111/j.1439-0272.2010.1155.x.
- Noguchi M, Kakuma T, Tomiyasu K, et al. Effect of an extract of Ganoderma lucidum in men with lower urinary tract symptoms: a double-blind, placebo-controlled randomized and dose-ranging study. Asian J Androl. 2008;10(4):651-658. doi:10.1111/j.1745-7262.2008.00336.x.
- Ishida H, Inaoka Y, Shibatani J, Fukushima M, Tsuji K. Studies on active principles in herbs used for hair treatment. II. Isolation of hair regrowth substances, acetosyringone and polyporusterones A and B, from Polyporus umbellatus Fries. Biol Pharm Bull. 1999;22(11):1189-1192. doi:10.1248/bpb.22.1189.
- Luo S, Huang X, Li S, et al. Homogeneous Polyporus polysaccharide exerts anti-bladder cancer effects via autophagy induction. Pharm Biol. 2024;62(1):214-221. doi:10.1080/13880209.2024.2316195.