La salute non può essere considerata esclusivamente come assenza di malattia. La definizione storica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità descrive la salute come uno stato di benessere fisico, mentale e sociale, sottolineando la necessità di considerare la persona nella sua globalità e non soltanto attraverso la presenza o l’assenza di una specifica patologia. Le più recenti elaborazioni dell’OMS sul benessere hanno ulteriormente ampliato questa prospettiva, riconoscendo l’interazione tra dimensioni fisiche, mentali, psicologiche, emotive, sociali, spirituali e ambientali.
In questa prospettiva, anche il luogo nel quale una persona viene curata assume un ruolo importante. L’ospedale, il centro di riabilitazione, la residenza socio-sanitaria e ogni altro spazio dedicato alla salute non sono semplicemente contenitori nei quali vengono erogate prestazioni cliniche. Sono ambienti nei quali il paziente trascorre tempo, affronta la malattia, recupera funzioni, stabilisce relazioni con operatori sanitari e familiari e vive esperienze psicologiche che possono essere caratterizzate da paura, dolore, incertezza o perdita di autonomia.
Da questa consapevolezza nasce il concetto di ospedale verde, un modello progettuale nel quale gli elementi naturali non sono considerati semplicemente decorativi, ma diventano parte integrante della qualità ambientale e dell’esperienza della cura. Giardini, alberi, luce naturale, acqua, percorsi all’aperto, orti e spazi dedicati alla contemplazione possono contribuire a creare un ambiente più favorevole al benessere.
Questo approccio non sostituisce naturalmente la diagnosi, le terapie farmacologiche, la chirurgia o la riabilitazione convenzionale. Il valore della progettazione ambientale consiste piuttosto nel creare condizioni che possano sostenere la persona durante il percorso di cura e migliorare l'esperienza della permanenza nei luoghi sanitari.
Natura, ambiente e salute
L’interesse scientifico per la relazione tra natura e salute si è progressivamente sviluppato attraverso discipline differenti, dalla medicina alla psicologia ambientale, dall’architettura alla pianificazione urbana.
Le ricerche più recenti suggeriscono che l’esposizione agli spazi verdi possa essere associata a diversi indicatori di salute e benessere. Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 ha analizzato la relazione tra esposizione a spazi verdi e blu e ricoveri correlati a malattie non trasmissibili. I risultati suggeriscono prevalentemente associazioni favorevoli per l’esposizione agli spazi verdi, pur evidenziando una significativa eterogeneità tra gli studi e importanti limiti metodologici che richiedono ulteriori ricerche di maggiore qualità.
Un altro importante filone di ricerca riguarda i possibili effetti dell’ambiente naturale sullo stress e sulla salute mentale. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2024 ha rilevato che l’accesso a giardini e spazi naturali durante la pandemia era associato a minori probabilità di depressione e ansia e che una maggiore permanenza negli spazi verdi era associata a livelli inferiori di stress. Gli stessi autori sottolineano tuttavia che la qualità complessiva dell’evidenza disponibile era molto bassa, soprattutto per l’elevato rischio di bias degli studi osservazionali.
Questo elemento è particolarmente importante nella comunicazione scientifica: la natura non deve essere presentata come una terapia universale o come un’alternativa alle cure mediche. Le evidenze suggeriscono piuttosto che gli ambienti naturali possano costituire un fattore favorevole all’interno di strategie più ampie di promozione della salute.
L’origine scientifica del concetto di healing garden
Uno degli studi più conosciuti nel campo della progettazione sanitaria è quello pubblicato da Roger Ulrich nel 1984 sulla rivista Science. Ulrich confrontò il decorso postoperatorio di pazienti sottoposti a intervento chirurgico che disponevano di una vista su elementi naturali con quello di pazienti la cui finestra si affacciava prevalentemente su una parete.
Lo studio suggerì che la presenza di una vista naturale potesse essere associata a un recupero postoperatorio più favorevole, con minore necessità di analgesici e una minore presenza di osservazioni negative nel decorso clinico. L'importanza storica di questa ricerca risiede soprattutto nell’avere contribuito a spostare l’attenzione sul possibile ruolo dell’ambiente fisico come elemento rilevante per l’esperienza del paziente.
A distanza di decenni, una revisione di scoping pubblicata nel 2024 ha analizzato la letteratura relativa all’esposizione agli elementi naturali durante la degenza ospedaliera. Dopo lo screening di quasi 13.000 pubblicazioni, sono stati inclusi 41 studi. Le forme più comuni di esposizione considerate comprendevano la presenza di finestre e luce naturale, la vista di paesaggi naturali e i paesaggi sonori ispirati alla natura. Gli autori hanno evidenziato un crescente interesse per il biophilic design e per l’integrazione di elementi naturali nell’ambiente ospedaliero, sottolineando allo stesso tempo la necessità di studi più rigorosi per definire con precisione quali interventi siano più efficaci e per quali categorie di pazienti.
La teoria della riduzione dello stress
Roger Ulrich ha successivamente sviluppato un modello teorico secondo il quale gli ambienti naturali possono favorire il recupero dallo stress attraverso risposte psicofisiologiche relativamente rapide.
Secondo questa prospettiva, alcune caratteristiche della natura possono essere percepite come positive, rassicuranti e non minacciose, favorendo una riduzione dell’attivazione psicofisiologica associata allo stress.
Un giardino progettato per un ambiente sanitario può quindi offrire una forma di distrazione positiva. Il paziente può temporaneamente spostare l’attenzione dal dolore, dalla malattia o dall’ambiente ospedaliero verso elementi quali alberi, acqua, fiori, suoni naturali e cambiamenti stagionali.
Il valore di questa esperienza non risiede necessariamente nell’eliminazione del problema clinico, ma nella possibilità di creare pause psicologiche all’interno di un percorso di cura spesso caratterizzato da stress e perdita di controllo.
La possibilità di scegliere se passeggiare, sedersi, stare in compagnia o ricercare uno spazio più riservato può inoltre contribuire a restituire alla persona una certa capacità decisionale. Per il paziente ospedalizzato o istituzionalizzato, la perdita di controllo sulla quotidianità può rappresentare una componente importante dell’esperienza di malattia.
Attention Restoration Theory e recupero dell’attenzione
Un'altra importante interpretazione della relazione tra uomo e natura è la Attention Restoration Theory, sviluppata da Rachel e Stephen Kaplan.
La vita contemporanea richiede frequentemente un'attenzione volontaria continua. L'ambiente ospedaliero può ulteriormente aumentare questo carico attraverso rumori, comunicazioni, procedure, esami, visite e preoccupazioni legate alla malattia.
Gli ambienti naturali possono offrire forme di stimolazione capaci di attirare l’attenzione senza richiedere lo stesso livello di sforzo cognitivo. Il movimento delle foglie, la presenza dell’acqua, i cambiamenti della luce e la varietà delle forme naturali possono generare quella che è stata definita una forma di “attenzione dolce”.
L'esposizione alla natura potrebbe quindi contribuire al recupero delle risorse attentive e alla riduzione della fatica mentale. Questo concetto è particolarmente interessante nei luoghi dedicati alla riabilitazione, alla disabilità e all'assistenza di lunga durata.
Anche in questo caso, tuttavia, la teoria rappresenta un quadro interpretativo che deve essere collegato a specifiche evidenze sperimentali. Non tutti gli spazi verdi producono automaticamente gli stessi effetti e la qualità della progettazione può modificare profondamente l'esperienza dell'utente.
Che cosa sono i giardini terapeutici
Il termine Healing Garden, o giardino terapeutico, viene utilizzato per descrivere uno spazio naturale progettato con l’obiettivo di favorire il benessere fisico, psicologico e sociale delle persone che lo utilizzano.
Il concetto non indica necessariamente un luogo nel quale avvenga una terapia specifica. Un healing garden può essere utilizzato semplicemente per sostare, contemplare il paesaggio, incontrare altre persone, passeggiare o trascorrere del tempo all'aperto.
Alcuni giardini sono invece progettati per specifiche attività terapeutiche e riabilitative. In questi casi possono essere utilizzati percorsi motori, orti rialzati, aree sensoriali, spazi per la terapia occupazionale e superfici progettate per favorire l'accessibilità delle persone con disabilità.
La letteratura contemporanea distingue quindi diverse possibili funzioni del verde nei luoghi della salute: esposizione passiva alla natura, utilizzo attivo dello spazio, attività di orticoltura e giardinaggio, stimolazione sensoriale e supporto alla socialità.
Una recente revisione dedicata ai giardini terapeutici ospedalieri ha sottolineato la necessità di definizioni e criteri progettuali più condivisi. L'obiettivo è rendere questi spazi realmente funzionali alle esigenze dei pazienti, dei familiari e degli operatori sanitari, evitando che il concetto di giardino terapeutico rimanga soltanto un'etichetta architettonica.
L’utilizzo passivo: osservare e sostare
La forma più semplice di relazione con un giardino è la fruizione passiva.
Una persona può sedersi, osservare il paesaggio, ascoltare i suoni naturali o semplicemente trascorrere del tempo all’aperto. Questo tipo di utilizzo è particolarmente importante per persone con mobilità ridotta, anziani fragili o pazienti sottoposti a trattamenti che limitano la possibilità di svolgere attività fisica.
La progettazione dovrebbe quindi prevedere punti di sosta confortevoli, aree ombreggiate, protezione dalle condizioni climatiche più sfavorevoli e una buona visibilità degli elementi naturali.
Anche la vista dalla finestra può essere considerata una forma di esposizione passiva alla natura. Non tutti i pazienti possono infatti raggiungere fisicamente un giardino. Per alcune persone, soprattutto durante le fasi acute della malattia, la relazione con l'ambiente esterno può avvenire prevalentemente attraverso la luce naturale e la vista.
Questo rappresenta uno dei principi fondamentali del biophilic design: la connessione con la natura può essere favorita non soltanto attraverso la presenza fisica in uno spazio verde, ma anche attraverso il rapporto visivo con elementi naturali.
L’utilizzo attivo: movimento e riabilitazione
Il giardino può diventare anche uno spazio per l’attività fisica e la riabilitazione.
Camminare in un ambiente esterno sicuro può contribuire alla mobilità e all’autonomia. Nei percorsi riabilitativi, la possibilità di svolgere alcuni esercizi all’aperto può modificare positivamente l’esperienza del paziente rispetto alla tradizionale terapia svolta esclusivamente in spazi interni.
Un giardino terapeutico destinato alla riabilitazione deve però essere progettato con particolare attenzione alla sicurezza. Pavimentazioni, pendenze, corrimano, zone di riposo e illuminazione devono essere adeguati alle capacità degli utenti.
La presenza di percorsi con differenti livelli di difficoltà può consentire l’adattamento dell’attività alle condizioni funzionali della persona.
La progettazione universale assume in questo contesto un ruolo centrale. Uno spazio verde terapeutico deve essere accessibile non soltanto alle persone giovani e autonome, ma anche a soggetti con difficoltà motorie, deficit visivi, necessità di carrozzine o ausili per la deambulazione.
L’esperienza sensoriale della natura
Un giardino terapeutico può essere progettato per coinvolgere diversi sistemi sensoriali.
La vista può essere stimolata attraverso la varietà delle forme, delle tonalità e dei cambiamenti stagionali. L'udito può essere coinvolto attraverso il vento tra le foglie, il canto degli uccelli o la presenza controllata dell'acqua.
Il tatto può essere stimolato attraverso superfici vegetali e materiali differenti. L’olfatto può essere coinvolto attraverso piante aromatiche e fioriture selezionate.
La progettazione sensoriale richiede tuttavia particolare attenzione alle persone vulnerabili. Profumi intensi, rumori eccessivi o una grande quantità di stimoli possono risultare sgradevoli per alcuni pazienti. La finalità non è creare un sovraccarico sensoriale, ma offrire stimoli che possano essere scelti e modulati dalla persona.
Orticoltura e attività con le piante
L’utilizzo attivo della vegetazione può assumere anche una dimensione riabilitativa.
La terapia orticolturale e le attività di giardinaggio sono utilizzate in differenti contesti socio-sanitari come strumenti complementari alle attività assistenziali, educative e riabilitative.
Seminare, annaffiare, potare, raccogliere e curare le piante richiede una sequenza di azioni. Queste attività possono coinvolgere movimento, coordinazione, attenzione, memoria e capacità di pianificazione.
Il giardinaggio può inoltre favorire la percezione della continuità temporale. La persona osserva una trasformazione progressiva: il seme germoglia, la pianta cresce, cambia con le stagioni e necessita di cure ripetute.
Nei contesti socio-sanitari, l’orto può inoltre rappresentare un’attività condivisa. Il lavoro sulle piante può diventare occasione di collaborazione, comunicazione e partecipazione sociale.
Le evidenze disponibili suggeriscono potenziali benefici dell'orticoltura terapeutica e delle attività basate sulla natura, ma la qualità degli studi è variabile e non consente di attribuire a tutte le pratiche gli stessi risultati. L’ortoterapia dovrebbe quindi essere considerata un possibile strumento complementare e non una sostituzione delle terapie validate per specifiche patologie.
I possibili meccanismi biologici
La relazione tra natura e salute può essere interpretata attraverso diversi meccanismi, che probabilmente agiscono contemporaneamente.
Un primo meccanismo riguarda la riduzione dello stress. La permanenza in un ambiente percepito come sicuro e piacevole può influenzare la risposta neuroendocrina allo stress.
Un secondo meccanismo riguarda l’attività fisica. La disponibilità di spazi verdi accessibili può favorire il movimento e ridurre la sedentarietà.
Una revisione sistematica e meta-analisi che ha incluso 38 studi e oltre 5 milioni di partecipanti ha rilevato associazioni tra maggiore presenza di verde e valori mediamente inferiori di pressione arteriosa, oltre a una minore probabilità di ipertensione in alcune analisi. Gli autori sottolineano tuttavia che sono necessari studi longitudinali e sperimentali per definire meglio il rapporto causale.
Un terzo possibile meccanismo è rappresentato dalla socialità. Un giardino può diventare un luogo di incontro per pazienti, familiari e operatori sanitari. La relazione sociale può rappresentare una risorsa importante soprattutto nei contesti di lunga degenza e assistenza.
Un quarto elemento riguarda la qualità dell’aria, la riduzione dell'esposizione a determinati stressori ambientali e la possibilità di creare microclimi più favorevoli. Questi aspetti dipendono tuttavia fortemente dalla localizzazione, dalla progettazione e dal contesto urbano.
Le revisioni più recenti suggeriscono quindi che gli effetti degli spazi verdi siano probabilmente multifattoriali e non riconducibili a un singolo meccanismo biologico.
Ospedale verde e progettazione evidence-based
La progettazione di un giardino terapeutico non dovrebbe limitarsi alla scelta di piante ornamentali.
Un vero progetto orientato alla salute dovrebbe iniziare dall’analisi dei bisogni delle persone che utilizzeranno lo spazio.
Un giardino destinato a un reparto pediatrico presenta esigenze diverse rispetto a un centro per persone con demenza, a un reparto di riabilitazione ortopedica o a una struttura oncologica.
La progettazione dovrebbe quindi coinvolgere differenti competenze: architettura, paesaggistica, medicina, fisioterapia, psicologia, infermieristica, terapia occupazionale e gestione della struttura.
Questo approccio interdisciplinare consente di passare dalla semplice progettazione estetica a un modello di evidence-based design, nel quale le decisioni progettuali vengono formulate sulla base delle migliori conoscenze disponibili e verificate successivamente attraverso l’utilizzo reale dello spazio.
La valutazione post-occupativa, o Post-Occupancy Evaluation, può contribuire a comprendere se il giardino venga effettivamente utilizzato e quali caratteristiche risultino maggiormente utili.
Uno spazio progettato con finalità terapeutiche dovrebbe essere monitorato nel tempo attraverso indicatori quali frequenza di utilizzo, soddisfazione degli utenti, accessibilità, sicurezza e compatibilità con le attività cliniche e riabilitative.
Sicurezza, privacy e senso di controllo
Il giardino terapeutico deve essere prima di tutto un ambiente nel quale la persona si senta sicura.
La sicurezza riguarda l’assenza di ostacoli, ma anche la possibilità di orientarsi facilmente nello spazio. Percorsi chiari, punti di riferimento riconoscibili e adeguata segnaletica possono essere particolarmente importanti per persone anziane o con deficit cognitivi.
La privacy rappresenta un altro elemento fondamentale. Non tutti desiderano vivere la natura in uno spazio collettivo. Un buon giardino dovrebbe offrire sia aree dedicate alla socialità sia luoghi più appartati.
Il senso di controllo può avere un importante valore psicologico. La possibilità di scegliere dove sedersi, quale percorso seguire o se stare soli o in compagnia restituisce alla persona una quota di autonomia.
Nei contesti sanitari, nei quali molte decisioni vengono necessariamente affidate ai professionisti della salute, la disponibilità di piccoli spazi di scelta può contribuire a migliorare l’esperienza complessiva.
Accessibilità e disabilità
Un ospedale verde non può essere realmente terapeutico se una parte degli utenti non può accedere agli spazi naturali.
L’accessibilità deve essere considerata fin dalla fase progettuale. Percorsi adeguati alle carrozzine, superfici sicure, sedute ergonomiche, tavoli accessibili e orti rialzati possono consentire a persone con differenti capacità funzionali di utilizzare il giardino.
La natura può inoltre diventare uno strumento importante per la riabilitazione e la partecipazione sociale delle persone con disabilità.
La progettazione deve tuttavia evitare l’idea che esista una soluzione universale. Le necessità di una persona con ridotta mobilità sono differenti da quelle di una persona con deficit visivo, disturbi cognitivi o ipersensibilità sensoriale.
Per questo motivo l’accessibilità dovrebbe essere interpretata come capacità dello spazio di accogliere una pluralità di persone e bisogni.
Il ruolo del verde nelle strutture socio-sanitarie
I benefici potenziali dei giardini terapeutici assumono particolare rilevanza nelle strutture nelle quali le persone trascorrono lunghi periodi.
Nelle residenze per anziani, il giardino può rappresentare uno dei principali collegamenti con il cambiamento delle stagioni. La vita istituzionale può infatti ridurre il rapporto spontaneo con l’ambiente esterno.
Nei centri di riabilitazione, lo spazio verde può offrire opportunità di movimento e attività funzionale. Nei servizi per persone con disabilità, può diventare uno spazio per l’apprendimento di abilità pratiche e per la partecipazione.
Negli ospedali, può offrire una pausa psicologica a pazienti, familiari e operatori sanitari.
Anche il personale sanitario può beneficiare della disponibilità di spazi esterni di qualità. Il benessere di chi lavora quotidianamente in contesti caratterizzati da elevata intensità emotiva rappresenta infatti una componente importante della qualità complessiva dell’organizzazione sanitaria.
La manutenzione come parte del progetto terapeutico
Un giardino terapeutico non termina con la sua inaugurazione.
La manutenzione costituisce una componente essenziale del suo valore nel tempo. Vegetazione trascurata, percorsi danneggiati, aree poco sicure o arredi deteriorati possono trasformare rapidamente uno spazio progettato per il benessere in un ambiente inutilizzato.
La scelta delle specie vegetali dovrebbe quindi considerare il clima, la disponibilità di acqua, le esigenze di manutenzione e la sicurezza.
La sostenibilità ambientale può diventare parte integrante del progetto attraverso la scelta di specie appropriate, la gestione efficiente dell’acqua, la riduzione dell’uso non necessario di sostanze chimiche e l’integrazione del giardino con gli ecosistemi locali.
Il coinvolgimento degli utenti nella cura dello spazio può inoltre contribuire a rafforzare il rapporto con il luogo. Dove appropriato e sicuro, attività di giardinaggio condiviso possono trasformare il verde da semplice elemento scenografico a spazio realmente vissuto.
Dall’ospedale tradizionale al luogo della salute
Il concetto di ospedale verde propone un cambiamento culturale nella progettazione dei luoghi sanitari.
La tecnologia e l'elevata specializzazione clinica rimangono elementi indispensabili della medicina contemporanea. Tuttavia, l’efficienza tecnologica non deve necessariamente coincidere con ambienti privi di identità, luce naturale e connessione con il mondo esterno.
Un luogo della salute può essere tecnologicamente avanzato e, contemporaneamente, progettato per favorire il comfort, l’orientamento, la privacy e la relazione con la natura.
I giardini terapeutici rappresentano uno degli esempi più concreti di questa integrazione. Non sono semplicemente parchi decorativi collocati accanto a un ospedale, ma possono diventare spazi progettati per rispondere a bisogni psicologici, fisici e sociali.
Le evidenze scientifiche disponibili sostengono l’interesse crescente verso l’integrazione della natura nei luoghi di cura, pur richiedendo una comunicazione equilibrata e ulteriori studi di elevata qualità per definire con maggiore precisione gli effetti clinici e i meccanismi coinvolti.
La prospettiva più interessante non consiste quindi nell'affermare che un giardino possa guarire autonomamente una malattia, ma nel riconoscere che la persona non vive la cura soltanto attraverso farmaci, procedure ed esami.
La qualità dell'ambiente, la possibilità di muoversi, il contatto con la luce, la presenza della natura, il silenzio, la socialità e il senso di controllo possono contribuire all'esperienza complessiva di salute.
L’ospedale verde diventa così l’espressione di una medicina nella quale la cura della malattia e la cura della persona procedono insieme. La natura non sostituisce la medicina, ma può contribuire a rendere i luoghi della medicina più umani, accessibili e coerenti con una visione della salute come equilibrio dinamico tra corpo, mente, relazioni e ambiente.
Nota bene: Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e divulgative. I giardini terapeutici, l’esposizione alla natura e le attività orticolturali possono rappresentare strumenti complementari di promozione del benessere e di supporto ai percorsi assistenziali e riabilitativi, ma non sostituiscono diagnosi, trattamenti medici, terapie farmacologiche o programmi riabilitativi prescritti dai professionisti sanitari.
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