La salute dello scheletro dipende dall’interazione continua tra fattori nutrizionali, ormonali, metabolici e meccanici. Tra tutti i micronutrienti coinvolti nel mantenimento dell’osso, il calcio e la vitamina D rappresentano uno dei sistemi biologici più studiati e meglio caratterizzati. Il loro equilibrio condiziona il mantenimento della massa ossea, la qualità della mineralizzazione, la funzione muscolare e il rischio di fragilità scheletrica nel corso della vita.
Negli ultimi decenni l’osteoporosi è diventata una delle principali condizioni croniche associate all’invecchiamento della popolazione. In Europa interessa decine di milioni di persone e rappresenta una delle maggiori cause di frattura da fragilità, perdita dell’autonomia e aumento della disabilità nelle età avanzate.
Il metabolismo osseo è regolato da un sistema integrato nel quale intervengono vitamina D, calcio, paratormone (PTH), calcitonina, funzione renale, stato nutrizionale e attività fisica.
La vitamina D favorisce l’assorbimento intestinale di calcio e fosforo e contribuisce al mantenimento di concentrazioni plasmatiche adeguate per consentire i normali processi di rimodellamento osseo. Quando i livelli di vitamina D risultano insufficienti, l’organismo tende a compensare aumentando la secrezione di paratormone, con conseguente incremento del riassorbimento osseo.
Questo meccanismo di adattamento, definito iperparatiroidismo secondario, nel tempo può contribuire alla riduzione della massa ossea e all’aumento della fragilità scheletrica.
La vitamina D non è un singolo composto ma comprende differenti forme biologiche.
Le due principali sono:
Vitamina D3 (colecalciferolo)
Vitamina D2 (ergocalciferolo)
Entrambe devono essere attivate attraverso due passaggi metabolici, inizialmente nel fegato con formazione della 25-idrossivitamina D e successivamente nel rene per ottenere la forma biologicamente attiva 1,25-diidrossivitamina D.
Dal punto di vista nutrizionale, la vitamina D3 rappresenta generalmente la forma maggiormente utilizzata nell’integrazione.
Un aspetto poco discusso riguarda però l’origine della materia prima.
La maggior parte della vitamina D3 presente in commercio viene storicamente ottenuta dalla lanolina, una sostanza derivata dalla lana ovina. In altri casi l’origine non viene immediatamente resa evidente al consumatore.
Per chi segue uno stile alimentare vegano o desidera una maggiore trasparenza nella scelta delle materie prime, questo rappresenta un elemento importante.
Attualmente la principale alternativa vegana alla vitamina D3 di origine animale è rappresentata dalla vitamina D3 ottenuta da lichene.
Nel linguaggio divulgativo viene spesso indicata come vitamina D da lichene islandico.
Questa fonte consente di ottenere colecalciferolo compatibile con un’alimentazione vegetale mantenendo le stesse caratteristiche biologiche della vitamina D3 una volta assorbita.
Dopo l’assunzione, infatti, la molecola segue gli stessi percorsi metabolici e partecipa agli stessi processi fisiologici della vitamina D indipendentemente dalla sua origine.
Vitamina D e rischio di fratture: cosa mostrano gli studi
Le fratture da fragilità rappresentano una delle principali conseguenze cliniche dell’osteoporosi.
Con l’avanzare dell’età diminuiscono:
la capacità della cute di sintetizzare vitamina D;
l’assorbimento intestinale del calcio;
l’attività osteoblastica;
la risposta adattativa dell’organismo.
Questi cambiamenti contribuiscono progressivamente alla perdita di massa ossea.
Diversi studi clinici e metanalisi hanno valutato se la supplementazione di vitamina D e calcio possa ridurre il rischio di frattura.
Analisi condotte su popolazioni anziane a rischio hanno osservato che il mantenimento di un adeguato apporto di calcio associato ad adeguata disponibilità di vitamina D può contribuire alla riduzione delle fratture osteoporotiche, soprattutto nei soggetti con insufficienza nutrizionale documentata.
La relazione tra calcio e vitamina D è strettamente fisiologica.
Un apporto elevato di calcio con deficit di vitamina D può non garantire un adeguato assorbimento.
Viceversa una supplementazione di vitamina D in presenza di scarso apporto di calcio potrebbe non ottimizzare il metabolismo minerale.
Per questo le principali linee guida considerano il mantenimento di uno stato vitaminico adeguato parte integrante della prevenzione della fragilità ossea.
L’osso come tessuto metabolicamente attivo
L’osso non rappresenta una struttura statica.
È un organo in continuo rimodellamento attraverso l’equilibrio tra:
osteoblasti, responsabili della formazione;
osteoclasti, responsabili del riassorbimento.
La vitamina D partecipa indirettamente alla regolazione di questo equilibrio attraverso il controllo dell’omeostasi calcio-fosforo.
Anche altri micronutrienti svolgono funzioni importanti.
Magnesio: coinvolto nella regolazione della secrezione del PTH.
Vitamina K: coinvolta nella corretta mineralizzazione.
Vitamina C: essenziale per la sintesi del collagene osseo.
Proteine alimentari: necessarie per mantenere struttura e funzione muscolare.
Per questo motivo il mantenimento della salute ossea non può essere ridotto alla sola integrazione ma richiede un approccio globale.
Esposizione solare, alimentazione e integrazione
La sintesi cutanea continua a rappresentare una fonte fisiologica importante di vitamina D.
L’esposizione ai raggi UVB resta un meccanismo biologico fondamentale, anche se l’efficienza diminuisce con l’età.
L’alimentazione contribuisce in misura minore.
Le principali fonti naturali alimentari tradizionali sono prevalentemente di origine animale.
Per chi segue una scelta alimentare vegana o vegetale questo rende particolarmente rilevante la selezione di formulazioni che dichiarino chiaramente una vitamina D3 ottenuta da lichene.
Quando si considera un’integrazione è opportuno valutare:
età;
esposizione solare;
stato nutrizionale;
eventuali condizioni che alterano assorbimento o metabolismo;
livelli ematici di 25(OH) vitamina D quando clinicamente indicato.
La supplementazione deve essere personalizzata e non sostituisce una valutazione clinica nei soggetti con osteoporosi, insufficienza renale, alterazioni del metabolismo minerale o altre condizioni mediche.
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